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Un appello firmato dai rappresentanti della cultura che hanno raggiunto questa età e che porta ben 122 firma fra cui quelle di Massimo Cacciari, Carlo Ginzburg, Giorgio Agamben, Eugenio Borgna, Salvatore Natoli, Ginevra Bompiani, Giuseppe Conte, Ludina Barzini, Rosetta Loy, Elio Pecora e Vivian Lamarque.
“Noi, scrittori, artisti, intellettuali, rappresentanti della cultura e tuttora operanti nel contesto sociale, esprimiamo con forza fin d’ora il nostro dissenso nei confronti dell’eventualità di una disposizione limitativa della libertà personale – è scritto dagli oltre centoventi firmatari – che volesse mantenere una fascia di persone ancora attive, in buona salute e in grado di dare ulteriori preziosi apporti alla nostra società, in una segregazione sine die solo in base al dato anagrafico, dell’appartenenza cioè a una fascia di età dai 70 anni in su”.
Parlano di una “discriminazione sarebbe incostituzionale, in quanto discriminerebbe una fascia di cittadini di serie b, privati della loro libertà con una imposizione del tutto ingiustificata. Quello dell’età anagrafica non è infatti un criterio che abbia un senso, tanto è vero che in tempi recenti era stata da qualche genetista avanzata la proposta di creare una carta di identità biologica, in quanto spesso l’età effettiva non corrisponde a quella riportata sui documenti”, spiega il manifesto. 

Sarà pubblicato negli Stati Uniti il libro “Una bambina e basta raccontata agli altri bambini e basta” nell’inverno 2022 per Harper Collins, nella traduzione di Sylvia Notini. È la versione per ragazzi del libro d’esordio della Levi “Una bambina e basta” uscito nella sua prima edizione da Edizioni e/o oltre 25 anni fa e vincitore del Premio Elsa Morante. Riscritto dall’autrice dopo anni di incontri nelle scuole e decine di migliaia di copie vendute è stato pubblicato con successo a inizio 2020 da HarperCollins Italia, impreziosito dalle illustrazioni di Zosia Dzierzawska, e ora approda oltreoceano. “È naturale che la notizia di un progetto per la traduzione di un suo testo sia fonte di autentica gioia per un autore, ma in questo caso c’è stata una valenza in più. Eravamo nel pieno della crisi pandemica che ha sconvolto l’intero globo terrestre – dice Lia Levi, vincitrice del Premio Andersen nel 2005 e del Premio Strega Giovani nel 2018 – Ci sentivamo tutti preoccupati, addolorati e anche smarriti di fronte alle incerte prospettive di uno scenario futuro. Bene, l’idea che in quel momento preciso qualcuno, imperterrito e fiducioso, stesse procedendo verso un programma legato a questo futuro mi è suonato anche come simbolo di resistenza e fiducia nel lavoro che tutti insieme non smetteremo mai di fare”.
Con parole semplici la scrittrice racconta la sua storia di bambina ebrea nell’Italia fascista con la mamma che le racconta di Mussolini che non vuole più i bambini ebrei a scuola e con il papà che ha perso il lavoro.

La proposta di una libraia della cittadina pugliese è stata accolta dal primo cittadino che ora rilancia la candidatura. Il sindaco Amedeo Bottaro ha fatto propria e ha allargato alla comunità l’idea della libraia Rosangela Cito, titolare de La biblioteca di Babele, che ha lanciato della candidatura. «Dopo esserci candidati a Capitale italiana della cultura – dice Bottaro – sarebbe folle non farlo anche per ambire ad essere Capitale italiana del libro. È una bellissima idea che porteremo assolutamente avanti». Trani vuol puntare gran parte della sua candidatura sui 150 anni della biblioteca comunale Giovanni Bovio. Un modo per rilanciare la città del Sud alla fine dell’emergenza Coronavirus che ha creato grossi problemi al turismo.

La vacanza perfetta si fa con una cartina geografica alla mano o, per i non amanti del vintage, con un sistema gps e maps tecnologico. È stato proprio questo che ha fatto scegliere a me, e dunque al mio compagno, il posto perfetto per andare a vedere Matera 2019 investita del ruolo di Capitale europea della Cultura. Allo stesso tempo, però, volevamo fare una vacanza che non si fermasse alla sola Matera. Questa Basilicata ce la volevamo girare un po’ tutta. Con gli strumenti geografici alla mano ho scoperto che San Mauro Forte è il luogo perfetto. Il motivo è semplice: è l’anello di congiunzione fra Matera e Potenza. Dalla città dei sassi, infatti, dista 66 chilometri, dal capoluogo regionale, invece, 71. Ha praticamente la stessa distanza dalle due città e ha soltanto poco più di mille abitanti. È il luogo perfetto per stare in Basilicata! Abbiamo prenotato in un luogo che racchiude in sé il concetto di b&b e di pensioncina dove puoi farti tutto da solo. Un luogo dove la stanza era dotata di camino e potevi farti anche un barbecue nel giardinetto. Un posto rilassante e ben tenuto, in una posizione molto comodo. Lo staff della struttura semplicemente disponibilissimo ed accogliente. Una volta andati a Matera, una volta andati a Potenza, avevamo l’obbligo di visitare questo paese, famoso per l’olio, che ci ha accolto con tanta cortesia. Fra i suoi undici palazzi nobiliari, spunta il Torrione normanno anche se normanno non è perché costruito fra il Quattrocento e il Cinquecento ma, siccome ci hanno detto che alcuni lo chiamano così, ci siamo adeguati. Ha tre piani, con una base circondata da un bastione poligono fatto a zig zag. Salire sulle scale è un po’ stare sulle montagne russe per chi soffre di vertigine e claustrofobia come me. Ma ce l’ho fatta. A parte questo “brividino”, posso tranquillamente dire che San Mauro Forte è il paese perfetto per visitare tutta la Basilicata.

Come i ragazzetti della serie americana anni Duemila The O.C.. Sulle note di California dei Phantom Planet noi scorrazzavamo sulle spiagge di Scanzano Jonico. La nostra visita a Matera, dove abbiamo fatto i dotti nella Capitale europea della cultura, l’abbiamo finita sulla strada del ritorno sulla spiaggia di Scanzano Jonico come fossimo i ragazzi di quel telefilm che guardavamo quando più ragazzini eravamo noi. D’altronde Scanzano Jonico è la California lucana come ci dice il tipo del bar vicino alle dune della spiaggia. E la sua deduzione ha un senso logico ben fondato. Ti dice che lo è per il mare, la spiaggia e perché, come per la Califronia, a Scanzano Jonico la produzione di agrumi è una delle attività principale se non del tutto la prima. Poi il racconto di questo signore, che nella sua vita ne avrà fatta di ogni su questa spiaggia, ci rapisce definitivamente quando ci dice che qui Jerry Calà ha girato molte puntate del telefilm cult Professione vacanze. Rapiti definitivamente. Noi che siamo nati negli anni Ottanta del Novecento e che di Jerry Calà, Gegia, il tipo strano sardo, delle apparizioni di Mara Venier e Sabrina Salerno ne abbiamo fatto un cult, non potevamo credere di avere avuto questa fortunatissima coincidenza. Il barista ci ha indicato il luogo dove trovare il villaggio vacanze originale dove giravano le riprese e per noi è stato quasi un pellegrinaggio.

Ma gironzolando a Scanzano Jonico abbiamo potuto vedere anche l’imponente Torrione, il bastione di protezione voluto dagli aragonesi che qui faceva anche una sorta di faro, e il Palazzo baronale detto Palazzaccio con di fianco la sua cappella. Un’altra cosa interessante è stato scoprire che le genti di Scanzano Jonico si ribellarono alla decisione di farlo diventare sito di stoccaggio nucleare. Tutti uniti riuscirono a dire no a questa decisione nel 2003. E forse anche per questo, chissà, nel 2009 è entrata nella rete delle città della pace. E qui di pace, sole, mare e buon cibo ce ne sta parecchio.

La prima cosa che colpisce incontrando Stigliano è l’ex Convento che oggi ospita il municipio. L’eco della sua importanza lo conoscono bene anche a Matera che non dimentica di celebrare questo posto mentre indossa la corona di Capitale europea della Cultura.
Il convento è stato edificato intorno al Diciassettesimo secolo e al suo interno conserva, ancora oggi, il crocifisso il legno realizzato da padre Umile da Petralia che in quegli anni ha seminato di arte sacra molti luoghi di questo territorio. I fedeli raccontano che, nella seconda metà del Seicento, questo crocifisso ha liberato la cittadina dalla peste. Il Primo ottobre 1656, è raccontato ancora oggi dai devoti di Stigliano, entrarono nel Convento una luce fortissima proveniente dal cielo con un rombo fortissimo. Questa luce avvolse il volto del Cristo che si sposto da sinistra a destra e proprio in quel momento il paese fu liberato dalla peste che aveva fatto quasi duemila vittime. La devozione verso il Crocifisso è ancora oggi tantissima. Ma la bellezza del Convento non si ferma solo a questo. La chiesa, dedicata originariamente a Santa Maria la Nova, ha una facciata barocca con un campanile, proprio del convento di Sant’Antonio, a cupola che catturano l’attenzione e poi ci sono i quadri raffiguranti la Madonna. Uno è Immacolata con Santo monaco e l’altro è la Vergine Maria col Bambino. Dopo aver visitato anche la chiesa madre dedicata a Santa Maria Assunta con il suo suggestivo organo a canne degli anni Trenta e dopo aver visto i resti del Castello, a Stigliano bisogna vedere il Museo della tradizione contadina e la Casa contadina che nacquero per volontà di due soggetti privati e che ora sono diventati punto di riferimento imprescindibile non solo per questa comunità. Sono veri e propri angoli della memoria contadina che vivono grazie alle donazioni private fatte nel corso del tempo dalle famiglie. Strumenti da cucina, sedie, mobili, tutto lì dentro ha il sapore del nostro passato che non possiamo dimenticare.

Vai a visitare Matera Capitale della Cultura 2019 e ti imbatti inevitabilmente con tutta una serie di storie che coinvoglono questo territorio. Quando sono arrivato nel Pollino lucano, a Valsinni per la precisione, ho scoperto una storia di cui non ero a conoscenza. Una storia che era sconosciuta finché gli studi di Benedetto Croce non hanno portato alla luce la vita e l’opera di Isabella Morra, poetessa di ventisei anni uccisa dai fratelli a causa di una relazione con Diego Sandoval de Castro. La vita di Isabella era legata a quella di Valsinni e del suo castello, visitabile ancora oggi, dove la giovane abitava insieme alla sua famiglia. Fu Giovanni Michele Morra a trasmettere alla figlia la passione per la poesia che, ben presto, si innamorò delle liriche di Petrarca. La vita della famiglia Morra cambia quando arriva la dominazione spagnola e Giovanni Michele è costretto a fuggire a Parigi perché servitore del re di Francia.

Chi vive in questo borgo del Pollino racconta che nella odierna Valsinni rimasero la madre della giovane con i fratelli ed Isabella fu affidata ad un precettore che le insegno ad apprezzare gli autori latini. La poesia era l’unico sollievo per la giovane Isabella ed è in questo contesto che inizia lo scambio di lettere con il barone Diego Sandoval de Castro poeta e castellano di Cosenza, marito di Antonia Caracciolo. Quando i tre fratelli della poetessa scoprirono tutto questo uccisero il pedagogo di Isabella (che assecondava la corrispondenza con Diego), e la sorella. Scapparono in Francia e, tornati in Italia, uccisero anche Diego Sandoval per vendetta. Oggi il castello di Valsinni è monumento nazionale ed ospita un parco letterario in onore di Isabella Morra, giovane poetessa uccisa per troppo amore.

Venire a Rotondella significa soprattutto due cose: bosco e pasticceria. Vagando per la Basilicata, dopo aver approfittato della visita a Matera, ci si imbatte in uno dei luoghi più verdi della provincia di Matera, Rotondella appunto. Questo lo si deve grazie riserva naturale orientata Bosco Pantano di Policoro, un’area verde di 500 ettari che Rotondella condivide con Policoro. Questo è un posto talmente bello, talmente rilassante, talmente pacificante che il Wwf ha individuato 21 aree oasi dal 1999. Mica male eh. Si possono ammirare il bosco planiziale e la zona della palude con i suoi suggestivi canneti. La bellezza di questo posto è che, senza dar fastidio a nessuno, puoi osservare sia gli animali di terra che quelli d’aria. Puoi vedere tante tartarughe sia terrestri che marine, puoi vedere il tasso e la marmotta. I più fortunati riescono a vedere anche la faina.

Alzando gli occhi al cielo, non è rara la possibilità di vedere l’airone, il chiurlo, la spatola o l’allocco. Tutto bellissimo. Dopo aver soddisfatto la voglia di natura, a Rotondella ti viene anche voglia di soddisfare la golosità. E qui si può assaggiare un dolce che più tipico non si può: il sospiro rotondellese. La sua peculiarità? Che la forma richiama la struttura del paese. Pan di spagna, crema, glassa e cioccolato lo rendono di una bontà assoluta.

Andare a Tricarico significa andare in un luogo di culto. Un concetto più lato rispetto a quello religioso. Ci sono tante commistioni di fedi. Basti pensare che questa città è sede della diocesi che comprende 19 Comuni in due Province e che su questa terra, nel corso del tempo, si sono trovate influenze arabe. E poi qui, il culto vero, è quello per gli amanti dell’archeologia con i suoi tre siti. Se ami questo settore e vai a Matera in questo 2019, una visita a Tricarico è imprescindibile.

L’area archeologica principale è quella di “Piano della Civita”. Il sito archeologico è caratterizzato da queste tre cinte murarie, la più esterna delle quali, racchiude il vasto pianoro che va da est a ovest verso il Basento. Su questo pianoro c’è un tempietto le cui strutture si elevavano per almeno un paio di metri sul piano di campagna. Questa Civita, di cui si hanno tracce sicuramente fino al Quarto secolo a.C., ha avuto sul territorio circostante una funzione politico-amministrativa. All’interno delle cinte murarie della Civita vi sono i resti di alcune abitazioni con pavimenti a mosaico. Nell’acropoli sono collocate una domus e un tempietto del Primo secolo avanti Cristo che dimostra l’adesione a di Tricarico al modello dell’Impero Romano. Gli archeologi ritengono che Piano di Civita avesse una funzione di primaria importanza per il territorio era un punto di riferimento.

Serra del Cedro è un altro sito molto vasto. Anche qui c’è una importante cinta muraria che racchiude un’area di più di sessanta ettari all’interno della quale sono state ritrovate molte fondazioni di case ed è stata individuata ed in parte esplorata un’area artigianale. Secondo gli studiosi gli uomini a Serra del Cedro sono apparsi a partire dalla seconda metà del Sesto secolo avanti Cristo, da qui poi si avvierà una grande fase di sviluppo per la Tricarico dell’epoca che però, nella zona di Serra del Cedro, termina quando Roma completa la conquista della Magna Graecia.

Terzo insediamento archeologico di Tricarico è nella zona di Calle dove ci furono molti rinvenimenti di oggetti legati alla ceramica e ai mosaici.

Tricarico è piena di Storia tradotta in architettura: le tante Porte, la Torre Normanna, il Palazzo Ducale e il Santuario della Madonna delle Fonti immerso nella vegetazione del suo bosco e che è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti della Basilicata.

Nelle vene di Vivaldi scorreva un po’ di sangue di Pomarico. Mi appassiono alle piccole e grandi storie italiane ed è così che ho scoperto questa. L’ho scoperta, come è mio costume, preparandomi al viaggio per la Basilicata. Data per scontata la bellissima visita a Matera Capitale della cultura, avevo previsto di visitare qualche paese con elementi che attirassero la mia attenzione. La congiunzione fra Vivaldi e Pomarico mi ha colpito. Il compositore barocco delle famose Quattro stagioni era figlio di Camilla Calicchio, a sua volta figlia di Camillo (giuro, tutto vero), che a Pomarico faceva il sarto prima di partire per il nord. Un particolare che mi ha fatto venir voglia di visitare questo luogo, che ama moltissimo Vivaldi, e che ho trovato con delle architetture religiose splendide.
Da visitare subito la chiesa madre di San Michele Arcangelo, costruita nella seconda metà del Settecento e che ha trovato nuova vita dopo i danneggiamenti del terremoto del 1980. La sua facciata barocca è davvero suggestiva, il campanile vicino è imponente. Dentro si può notare subito la struttura a croce e vedere i dipinti di Pietro Antonio Ferro, Andrea Vaccaro e la statua di San Michele del Quattrocento.

La mia visita prosegue alla chiesa di Sant’Antonio da Padova dove oggi c’è il Comune nei locali che una volta erano del convento. La cosa che colpisce di più nella visita, oltre agli altari, sono i quadri. C’è la “Deposizione” e la “Madonna col Bambino coi santi Francesco e Antonio” e la “Maddalena penitente”.
Salendo su per Rione Castello si vedono i ruderi dell’antica fortificazione, la chiesa dell’Addolorata e Palazzo Donnaperna, voluto dalla nobiltà che abitava questi luoghi, con il suo bellissimo Salone Rosa.