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L’8 gennaio 1324 segna il presunto giorno della morte di Marco Polo, l’esploratore veneziano noto per il suo viaggio verso l’Asia orientale e la sua opera “𝑰𝒍 𝑴𝒊𝒍𝒊𝒐𝒏𝒆” (“Il libro delle meraviglie”).

Si tratta di un resoconto dei viaggi di Marco Polo, scritto mentre era prigioniero a Genova nel 1298 all’interno del quale racconta di terre sconosciute e popoli straordinari, descrivendo paesaggi, città, usanze, e raccontando di merci esotiche. Alcuni dei luoghi menzionati includono la Cina, l’India, la Persia e molte altre regioni dell’Asia.

Dopo 700 anni dalla sua morte, vogliamo cogliere l’occasione per riflettere sulle sue imprese e sul suo contributo nella conoscenza del mondo orientale nel Medioevo.

Marco Polo è stato uno degli esploratori più famosi della storia, aprendo nuove vie di commercio e aprendo una finestra sulle meraviglie dell’Asia per gli europei del suo tempo. La sua opera ha influenzato la geografia, la cultura e il commercio dell’epoca, e la sua figura è diventata leggendaria nel corso dei secoli.

Matera, gioiello raro della Basilicata, è un miracolo del tempo che si svela agli occhi del visitatore con un fascino travolgente. La città lucana, infatti, sembra un piccolo e delizioso presepe, per questo è anche definita “la seconda Betlemme” ed è stata lo sfondo di film come Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini e La Passione di Cristo di Mel Gibson.

Il simbolo della città sono i Sassi, grotte scavate dentro la montagna in cui, fino agli anni 50, viveva la popolazione poi costretta ad abbandonare quelle caratteristiche abitazioni per insediarsi in quartieri moderni.

Allora poco considerati, i Sassi di Matera sono entrati nella World Heritage List come esempio di sistema di vita millenaria da preservare e tramandare ai posteri, mentre nel 2019 è stata insignita del titolo di Capitale Europea della Cultura.

A Matera la natura e l’uomo sono protagonisti assoluti di storia, paesaggio e tradizioni, affiancati da interessanti testimonianze del sacro, come le oltre 150 chiese rupestri che, con gli splendidi affreschi bizantini, costituiscono l’omonimo parco regionale.

Nel 2024, inoltre, diventa “capitale” del Cammino del Pane perché con la sua storia antica, i paesaggi suggestivi, la cultura tradizionale offre un contesto unico per celebrare lo stretto legame tra la comunità e il prodotto: il pane come simbolo di vita e nutrimento fin dai tempi più antichi.

Cleto è un borgo medioevale, situato ai piedi del Monte Sant’Angelo, che incanta con la sua vista panoramica sulla verde vallata estesa fino al Mar Tirreno e decorata da ulivi secolari.

Il cuore di Cleto batte nella sua antica storia, evidente nel 𝑪𝒂𝒔𝒕𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝑺𝒂𝒗𝒖𝒕𝒐, che domina la cima della collina con le sue mura restaurate e le torri cilindriche.

Un viaggio attraverso il borgo svela la 𝑪𝒉𝒊𝒆𝒔𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑪𝒐𝒏𝒔𝒐𝒍𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆, con il suo campanile a cuspide ricurva e gli affreschi ottocenteschi di R. Aloisio da Aiello.

Raggiungendo la cima, sotto al Castello, si ammira la suggestiva facciata della 𝑪𝒉𝒊𝒆𝒔𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝑺𝒂𝒏𝒕𝒊𝒔𝒔𝒊𝒎𝒐 𝑹𝒐𝒔𝒂𝒓𝒊𝒐 e i restaurati ruderi del castello, una volta rifugio strategico in caso di invasioni turche sulla costa.

Ma ovviamente non è tutto! Cleto diventa un palcoscenico vivente con eventi come il Cleto Festival 𝒆 𝑪𝒍𝒆𝒕𝒂𝒓𝒕𝒆, offrendo un’esperienza unica nel suo genere.

Un viaggio nel tempo, un connubio perfetto tra storia, cultura e la bellezza immutabile della natura, questa è la Calabria, questo è Cleto.

Louis, o meglio Louis Raoré Obiang veniva dalla Guinea, era scappato dalle violenze dei militari, dal pericolo dell’ebola, dalla lebbra e da un lavoro pagato una miseria.

A Boke’aveva lasciato una misera abitazione, non molto distante in linea d’aria dalla miniera. Aveva abbandonato un luogo, un tempo una bella campagna con coltivazioni di mais, di sorgo, di manioca ma che ora, dopo l’apertura della miniera era diventato sporco, polveroso e squallido.

Aveva salutato un anziano padre, malato di silicosi, con una famiglia di cinque figli. Il padre prima dell’arrivo della miniera faceva il contadino ma ora, non avendo più la terra, era costretto a lavorare e ad ammalarsi come minatore per pochi franchi guineani.

Non è stato facile per Louis arrivare in Italia, il suo viaggio durò più di un anno, aveva dovuto attraversare il Senegal, il Mali e il Niger per arrivare alla Libia e infine a Lampedusa.
A seguito della sua richiesta d’asilo politico, Louis riuscì abbastanza presto ad ottenere dei permessi di soggiorno e a trovarsi anche un lavoro. Non era certo un lavoro da colletto bianco , quello che aveva trovato, si trattava di lavorare in una fonderia. Una fonderia di tipo artigianale , di quelle che scioglievano dentro dei crogiuoli, sui dei grandi forni a gas, barre e rottami di bronzo. Una fonderia dove si faceva ancora tutto a mano , dove si affondava nel crogiuolo il mestolone da fonderia, lo si riempiva sino al colmo del magma liquido, e poi lo si versava negli stampi. Si trattava di un lavoro duro, dentro uno spazio ristretto, pieno di fumi e di vapori, dove il calore era insopportabile e bisognava stare molto attenti a non farsi del male nel trattare il metallo fuso.

Louis, aveva imparato in fretta a svolgere quel lavoro, un lavoro, come gli aveva confidato l’operaio che andava a sostituire, poiché prossimo alla pensione, che non lo voleva fare più nessuno. Imparò a fare gli stampi, imparò a caricare e scaricare i crogiuli, a versare il metallo fuso nelle forme e a ripulire dalle eventuali scorie o sbavature gli oggetti stampati.

Il tutto, sotto lo sguardo del titolare o per meglio dire del padrone, che lo controllava da un gabbiotto di vetro che fungeva da ufficio.
Gli orari di lavoro non erano proprio quelli sindacali, iniziava alle sette e trenta del mattino e terminava alle diciotto del pomeriggio, orario continuato, tranne una pausa di quindici, venti minuti a metà giornata, per un panino o qualche urgenza in bagno.

Oltretutto non abitava vicino al posto di lavoro, aveva trovato casa in un appartamento da condividere con altri ragazzi, in una cittadina a circa trenta chilometri di distanza ed in più, la fonderia, si trovava in una frazione isolata.

Louis si era così organizzato: dalla sua abitazione raggiungeva in treno la Stazione del paese dove lavorava e poi con la bicicletta raggiungeva la fonderia. La strada, dalla stazione del paese alla sua frazione non era bellissima, era una strada di campagna, scarsamente illuminata e piena di curve. Aveva iniziato a lavorare in quel posto alla fine di Aprile, allora le giornate erano lunghe e luminose e non gli resero pesante la sua condizione di pendolare, ma poi cominciò ad arrivare l’autunno.

Con l’autunno le giornate iniziarono ad accorciarsi ed il percorso dalla stazione alla fonderia, con l’arrivo del buio cominciava ad impensierirlo. Sia al mattino alle sette, quando con la bicicletta partiva dalla stazione, che alla sera dopo le sei, quando faceva ritorno, ormai c’era buio. Si organizzò, acquistò un gilet di sicurezza catarifrangente e si assicurò che le luci della bicicletta, sia anteriori che posteriori, andassero bene.
Con piacere, verificò che gli accorgimenti presi funzionavano, in effetti era ben visibile agli automobilisti, i quali lo superavano rallentando e lasciando, per sicurezza, una considerevole distanza .
Quello che Louis non aveva considerato era che non esistono solo le brave persone, quelle corrette e normali, purtroppo esistono anche molte persone squallide e scorrette.

Fabrizio dormì male quella notte, oltretutto aveva bevuto e sniffato molto, quando si svegliò si accorse che era molto tardi. Scrollò con un piede, la donna che stava dormendo profondamente al suo fianco, ordinandole sgarbatamente di vestirsi e andarsene via al più presto, si sciacquo la faccia alla belle meglio, sistemo i suoi lunghi capelli biondi, raccogliendoli con un codino alla nuca e poi andò in garage.

Nel garage lo aspettava il suo Pick-Up Mercedes nero, vi salì velocemente e si avvio verso il luogo dell’appuntamento a cui stava tardando. Mentre era alla guida, armeggiò con il telefonino, per trovare il numero della persona che doveva incontrare e che probabilmente lo stava già aspettando, per scusarsi del ritardo. Stava concentrandosi sul display, quando senti un forte botto provenire dal cofano del suo pick-up a cui seguirono delle urla e dei rumori metallici.

Si rese conto che essendosi distratto con il cellulare, aveva invaso con il suo veicolo la corsia opposta, andando così ad investire frontalmente il povero ciclista che stava correttamente viaggiando sulla sua destra. Fermò la macchina, scese e vide a terra, un giovane di colore, con una gamba ed un braccio che parevano non appartenere più al suo corpo, sembravano slegati come quelli di una marionetta e urlava, urlava, urlava dal dolore.
La bicicletta era in mezzo alla strada, quasi accartocciata, con le ruote deformate e sporca di sangue.
Fabrizio, per prima cosa, contattò al telefono la persona con cui aveva l’appuntamento, avviando, dopo avergli comunicato dell’incidente, una lunga conversazione.

Certo, gli venne da pensare, che se nel frattempo non si fossero fermati quegli automobilisti, lui sarebbe scappato e anche se in ritardo, a quell’appuntamento ci sarebbe arrivato.

In un primo tempo gli automobilisti cercarono di soccorrere il povero malcapitato e solo dopo, quando stupiti ed increduli, scoprirono che l’investitore, pur restando sempre attaccato al telefono non aveva ancora chiamato nessun soccorso, provvidero direttamente.
Arrivò la macchina della polizia locale, scesero due agenti che per prima cosa, si preoccuparono di liberare la strada, per lasciar scorrere il traffico e purtroppo, spostarono la bicicletta che si trovava in mezzo alla strada, posizionandola sul lato opposto a quello che stava percorrendo lo sfortunato ciclista.

Nel frattempo Louis perse conoscenza e smise di urlare per i dolori, poi, finalmente, arrivò la croce rossa.
Il medico si rese subito conto delle gravi condizioni del ferito, aveva perso troppo di sangue, aveva fratture per tutto il corpo e forse anche dei traumi alla testa. Louis venne caricato sull’ambulanza che erano quasi le otto e mezzo del mattino e alle dodici in punto spirò.
Mentre stavano portando all’ospedale Louis, erano giunti sul posto dell’incidente gli agenti della Polizia Stradale, i quali interrogarono Fabrizio.

Fabrizio, che era nello stesso tempo investitore e unico testimone, non conosceva di certo vocaboli del tipo coscienza, onestà, lealtà ma sapeva bene il significato di vocaboli come scaltrezza o furbizia. Vedendo la posizione in cui si trovava la bicicletta, con scaltrezza, colse l’occasione per dichiarare che il malcapitato, stava viaggiando senza luci e contromano, per cui, trovandoselo improvvisamente di fronte, non aveva potuto fare niente per evitarlo.

Nessuno controllò le luci della bicicletta poiché erano tra l’altro frantumate, nessuno fece notare che Louis indossava un gilet catarifrangente, poiché lo avevano già portato via, e pertanto, presero per buone le dichiarazioni dell’investitore.
Fabrizio poi, arrivò persino a lamentarsi per il sequestro della macchina, si calmò solo quando gli assicurarono che l’avrebbero tenuta semplicemente per una formale verbalizzazione degli accertamenti e che poi l’avrebbe riavuta al più presto, tanto era chiara e inequivocabile la dinamica dell’incidente. Fu così, che poi telefonò ad un’amica per farsi venire a prendere, non mancando nella conversazione di lamentarsi per quello che aveva definito “un imprevisto” e di condire il tutto con parole offensive all’indirizzo di: «quei…»

𝐀𝐧𝐠𝐞𝐥𝐨 𝐑𝐞𝐜𝐜𝐚𝐠𝐧𝐢, 𝐂𝐨𝐫𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐋𝐚𝐮𝐝𝐞𝐧𝐬𝐞 (𝐋𝐨𝐝𝐢)

Rocco Scotellaro, poeta italiano del Novecento, ha scritto con una passione ardente e un impegno sociale che lo rendono una figura centrale nella letteratura italiana. La sua poesia si caratterizza per diversi elementi chiave che oggi, in occasione del settantesimo anniversario della sua scomparsa, vogliamo ricordare:

Realismo Sociale: Scotellaro è profondamente radicato nella realtà quotidiana del suo tempo, dando voce alle esperienze e alle sofferenze delle classi più svantaggiate. La sua poesia è un grido di protesta contro le ingiustizie sociali e un’invocazione alla solidarietà umana.

Legame con la Terra: la terra, in particolare la sua Basilicata nativa, è una presenza costante nelle opere di Scotellaro. La sua poesia è permeata da una forte connessione con la natura, che diventa un simbolo della lotta del popolo contro le avversità.

Lirismo e Pathos: la sua scrittura è carica di pathos, trasmettendo emozioni profonde e autentiche. Le sue parole risuonano con la sincerità di chi ha vissuto le difficoltà della vita.

Impegno Politico: la poesia di Scotellaro si batte per la giustizia sociale, la dignità umana e la libertà. I suoi versi diventano un mezzo per sensibilizzare e mobilitare le coscienze contro le ingiustizie del suo tempo.

Simbolismo e Metafore: la terra, il lavoro, la sofferenza diventano simboli potenti che amplificano il messaggio sociale e umano della sua opera.

Riflessione sulla Morte: la morte è un tema ricorrente nella poesia di Scotellaro. Tuttavia, anziché portare solo oscurità, la sua riflessione sulla morte diventa un invito a una vita più autentica e consapevole, sottolineando l’importanza di lottare per ciò in cui si crede.

Rocco Scotellaro è un poeta che va oltre le parole, trasmettendo attraverso la sua poesia una profonda compassione per l’umanità e una ferma determinazione nel chiedere un mondo più giusto e solidale.

Bandiera Arancione del Touring Club Italiano e tra i Borghi più belli d’Italia, Gerace, fondata nel X secolo dai superstiti di Locri Epizefiri, conserva ancora oggi un’atmosfera medievale.

Nel centro storico, infatti, si possono ammirare resti di antiche fortificazioni e strade lastrate in pietra viva. Le dimore nobiliari, con portali incisi e balconi eleganti, aggiungono un tocco di raffinatezza al paesaggio, mentre le piazze principali, come Piazza del Tocco e Piazza Tribuna, raccontano la storia della città.

Gerace ospita numerose chiese monumentali, tra cui la Cattedrale bizantino-normanno-romana e la suggestiva Chiesa di San Francesco. Il Museo Civico conserva la storia del borgo sin dal Medioevo.

Il borgo, inoltre, è animato da attività ricettive, ristoranti e botteghe artigiane. Eventi come “Il Borgo Incantato” trasformano le strade in un’esplosione di arte e intrattenimento estivo.

Nel periodo natalizio, Gerace si trasforma in un Presepe Vivente, regalando ai visitatori un momento per scoprire la città e assaporare i deliziosi prodotti tipici, tra cui la pasta fresca con sugo di capra e il rinomato Vino Greco di Gerace.

Da giovedì 23 novembre a sabato 25, Matera Città del Pane ospiterà il grande evento “Pane di comunità”, con convegni, tavole rotonde, mostre, laboratori, degustazioni, spettacoli teatrali e performance artistiche, che si terranno presso la sede del Museo nazionale all’ex ospedale San Rocco in via San Biagio.

L’evento è realizzato dall’Amministrazione comunale di Matera, in collaborazione con “Officine delle idee” e “Il Cammino del pane”.
«Questo evento – spiega il sindaco Bennardi – arriva dopo lo sforzo e impegno dell’Amministrazione a proclamarsi Città del pane, immaginando un percorso concreto di iniziative, relazioni e networking, in grado di elevare a livello nazionale e locale la consapevolezza del valore del pane di Matera come eccellenza gastronomica».

Il ricco programma parte giovedì 23 novembre alle ore 9.30 con i saluti del sindaco, Domenico Bennardi, e dell’assessore alle Attività produttive Lucia Gaudiano. A seguire il primo convegno moderato dal professor Giovanni Caserta, con: “Il pane in età romana: magazzini, fornai e panetterie” su cui relazionerà Francesco Martorella dell’Unibas; poi “Pane e condizione sociale nel Medioevo” con Alessandro Di Muro di Unibas; “Vicinati: etnografia di oggetti” con l’architetto Anna Maria Mauro del Museo nazionale – Matera; “Il pane nella contemporaneità e il rapporto con la tradizione” con Ferdinando Mirizzi di Unibas e “I pani cerimoniali nella tradizione materana” con Giovanni Caserta.

Dalle ore 15.30 alle 18.00 si terrà l’Estemporanea “Disegniamo le forme del pane”, curata dai ragazzi del liceo artistico Statale “C. Levi” di Matera, coordinati da Daniela Madeddu, e “Opera pittorica eseguita dal vero” a cura dell’artista Stefano Durante.
Alle ore 19.00 la degustazione “Sapore di pane”, a cura dei ristoratori e panificatori materani con ingresso libero presso il vicino hub di San Rocco.

Alle ore 20.30 presso il teatro “Guerrieri” di piazza Vittorio Veneto si terrà la rappresentazione teatrale “Matera e Manzoni: il pane della tradizione, tra rivolte e altre storie”, a cura dell’associazione culturale “Festival del Teatro e della Comicità Città di Luino”, con ingresso libero.

Si riprende venerdì 24 novembre alle ore 9.30 in via San Biagio fino alle ore 11.00 con i laboratori di scenografia curati da Daniela Madeddu; poi laboratorio “Mani in pasta” a cura di Massimo Cifarelli; quindi da Massimo Casiello in via San Francesco da Paola Vecchio, per il laboratorio “Il timbro del pane”; in contemporanea “Ceramica d’Arte” in via Bruno Buozzi, con il laboratorio di ceramica a cura di Maria Bruna Festa.

Alle ore 11.00 è prevista l’inaugurazione della mostra “Le forme del pane”, con disegni dei ragazzi del Liceo Artistico sezione architettura III D e V A ed esposizione dei disegni realizzati dai ragazzi del liceo artistico a cura del professor Francesco Farella e della professoressa Maria Onorina Panza della sezione Architettura con votazione popolare.
Alle ore 17.30 performance itinerante “Corpo di pane” a cura di Donato Laborante, con sculture di Matteo Lucca e Domenico Festa e opere pittoriche di Marianna D’Aquino.

Infine, alle ore 20.30 presso la galleria “Domusmad.art” in vico Fornaci Vecchie 41, l’inaugurazione della collettiva di Gener@Azioni “Le vie del pane”, che resterà aperta fino a domenica 3 dicembre ad ingresso libero.

Nella giornata conclusiva di sabato 25 novembre, Matera diventerà il palcoscenico di un evento straordinario dal titolo “Il Cammino del Pane: Itinerario europeo e mediterraneo, universale, turistico e culturale. Dialogo tra le comunità e i popoli”.
Un’occasione unica per esplorare il mondo affascinante del pane e del suo significato culturale profondo, attraverso il prisma di un itinerario che unisce le persone, le comunità e le tradizioni. Il pane, elemento chiave del nostro patrimonio culturale, è il filo conduttore di questo cammino. Il Manifesto, ispirato a principi fondamentali, abbraccia la cultura del pane come elemento di congiunzione e mediazione culturale, sociale e turistica. Attraverso il cammino del pane, si uniscono le comunità, territori e popoli, promuovendo valori di solidarietà, fratellanza e amore per gli altri.

I pilastri del Manifesto sottolineano l’importanza di preservare le tradizioni della produzione del pane, il recupero dei grani antichi, l’impiego di materie prime di qualità e la valorizzazione delle comunità locali. La partecipazione attiva, la coesione sociale e culturale, l’accessibilità, la consapevolezza, la sostenibilità, la responsabilità, l’economia circolare, la valorizzazione del patrimonio e la promozione della cultura del buon cibo sono tutti obiettivi che intendiamo perseguire.

Il Programma della Giornata del 25 novembre

Si parte alle 10.00 con i saluti istituzionali del Sindaco di Matera, Domenico Bennardi, e dell’Assessore Attività Produttive del Comune di Matera, Lucia Gaudiano.
Interverranno S.E. Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo di Matera-Irsina-Tricarico, Angela Martino, Presidente Assopanificatori Matera, Leo Montemurro, Presidente CNA Basilicata, Rosa Gentile, Presidente e dirigente Nazionale Confartigianato Matera, Nicola Minichino, Presidente Copagri Basilicata, Vitina Marcantonio, Presidente Rete Agricola Materagri, Francesco Macrì, Presidente Gal Terre Locridee, Emanuele Antonio Oliveri, Presidente Gal Batir, Natale Carvello, Presidente Gal Kroton.

Alle 11.00, si parla di “Panturismo, turismo di comunità ed esperienziale” e interverranno Vito Sabia, Presidente UNPLI Basilicata, Filippo Capellupo, Presidente UNPLI Calabria, Mario Ialenti, Direttore Regionale Pastorale Turismo Conferenza Episcopale Abruzzo e Molise, Fortunato Cozzupoli, Direttore Gal Batir, Guido Mignolli, Direttore Gal Terre Locridee, Roberto Calari, Esperto in Cultural Planning.
Alle 12.00, si terrà il dibattito dal titolo “La Rete dei Borghi e delle Comunità del Cammino del Pane” saranno presenti Giampietro Coppola, Sindaco di Altomonte, Domenico Modaffari, Sindaco di Africo, Antonio Carlomagno, Sindaco di Cerchiara di Calabria, Rosario Sergi, Sindaco di Platì, Laura Multari, Il pane di Canolo, Angelo Adduci, Presidente Consorzio del Cedro di Calabria, Annika Patregnani, Habitat World.

Il tutto verrà moderato da Antonio Blandi, Project Manager Officine delle Idee e Piero Pettenò, Marco Polo Project.
Concluderà il forum la firma del “Manifesto del Cammino del Pane”.

Infine, dalle ore 19.00 alle 21.00 in vico Fornaci Vecchie 41 (Sasso Barisano) doppio spettacolo di performance “Matrici un rito”, a cura di Alessandra Asuni con 18 posti limitati e prenotazione obbligatoria, chiamando al numero: 353.3950785.

Repliche previste per domenica 26 novembre, sempre dalle ore 19.00 alle 21.00.

Tutte le informazioni sull’evento sono disponibili anche sui siti: www.materawelcome.it
e www.ilcamminodelpane.it.

L’amministrazione comunale di Casignana sarà presente alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum per promuovere non solo l’offerta turistica del sito della Villa Romana di Casignana, ma anche per valorizzare la rete dei siti archeologici romani presenti nella Locride.

Alla conferenza di presentazione del progetto di valorizzazione dell’area archeologica della Villa Romana, che si terrà il 4 novembre 2023 presso la Sala Velia a partire dalle ore 17,15, parteciperanno:

Rocco Celentano – Sindaco di Casignana;

Franco Crinò – Vicesindaco di Casignana;

Agata Mazzitelli – Consigliera Delegata alla Cultura del Comune di Casignana;

Sergio Marando – Rup Progetto Valorizzazione Villa Romana di Casignana;

Loredana Musolino – Supporto Tec. Amm. al Rup Progetto Valorizzazione Villa Romana di Casignana;

Umberto Panetta – Direttore dei lavori del Progetto Valorizzazione Villa Romana di Casignana;

Alessandro Borruto – Commissione Straordinaria Comune di Portigliola;

Giacomo Crinò – Consigliere Regione Calabria;

Giuseppe Fontana – Sindaco di Locri;

Francesco Macrì – Presidente Gal Terre Locridee;

Guido Mignolli – Direttore Gal Terre Locridee;

Luca Ritorto – Sindaco di Gioiosa Ionica;

Vincenzo Tavernese – Vicesindaco di Marina di Gioiosa

L’incontro sarà moderato da Antonio Blandi – Project Manager di Officine delle Idee.

La Villa Romana di Casignana
L’area archeologica della Villa Romana di Contrada Palazzi di Casignana si estende per circa 15 ettari a monte e a mare della SS.106. Oggi è possibile ammirare una struttura estesa per oltre 4.700 mq articolata in ambienti termali, residenziali e di servizio. La Villa Romana di Casignana, che conserva il più vasto nucleo di mosaici finora noto in Calabria, rappresenta uno dei complessi di epoca romana più importanti dell’Italia Meridionale.

Locride Romana
Il Comune di Casignana, il Gal Terre Locridee, Officine delle Idee e i Comuni di Locri, Marina di Gioiosa Ionica, Gioiosa Ionica e Portigliola stanno realizzando, all’interno del progetto “Locride 2025 tutta un’altra storia”, l’itinerario archeologico “Locride Romana” che comprende: la Villa Romana a Casignana, la Villa del “Naniglio” a Gioiosa Ionica, il teatro romano a Marina di Gioiosa Ionica, il Palatium tardo antico di Quote San Francesco e il Teatro a Portigliola, il Casino Macrì a Locri.

Incastonata alle pendici della Sila Piccola nel cuore del Parco Nazionale, Taverna si distingue come una delle mete turistiche più significative della Calabria.

Il borgo, immerso nella bellezza del paesaggio, si trova tra suggestivi boschi e villaggi montani che si snodano creando il punto di partenza ideale per escursioni e attività all’aria aperta.

Nella suggestiva frazione Villaggio Mancuso, circondata da boschi incantevoli, spicca il Centro Visita “Monaco – Antonio Garcea”.

Questa oasi di biodiversità offre non solo musei, ma anche aree e laboratori didattici, una sala convegni e sentieri accessibili a una vasta utenza. La struttura è attrezzata per garantire l’accessibilità e il piacere dell’ambiente naturale anche ai visitatori con disabilità motorie, con servizi come il sentiero per ipo e non vedenti, tabelle descrittive in Braille e la possibilità di escursioni in Joelette.

Dal punto di vista culturale, Taverna vanta le opere d’arte di Mattia Preti, noto come il Cavaliere Calabrese, uno dei più grandi pittori italiani del ‘600, nato proprio in questo borgo.

Le sue opere sono disseminate in vari luoghi, creando una sorta di “museo diffuso”. Potrete ammirarle nel Museo civico, nella chiesa di San Domenico, riccamente decorata con stucchi e affreschi, e nella suggestiva chiesa barocca di Santa Barbara. Oltre a ciò, il borgo gode di un Museo d’arte contemporanea all’aperto e le Vie della Poesia, con i versi di autori illustri come Alda Merini incisi su terracotta e disseminati per le vie del paese.

Tra i tesori gastronomici del territorio, spiccano la pregiata patata silana IGP, il delizioso Pane della Sila e il rinomato Caciocavallo Silano, formaggio di antichissima origine, particolarmente nutriente e caratterizzato dalla sua inconfondibile forma a pera o a fiasco.

La mia Near Death Experience, o per usare mia lingua, l’esperienza ai confini della morte, non ha previsto la “comparsa” o la “presenza” di alcun dio, non è stato altro che l’intero corso della mia vita fino a quel momento.

Non so quante “aggiunte” e quante “rimozioni” ci fossero in quello che ho vissuto per la seconda volta, ma sembrava tutto molto reale e non ho mai ricevuto testimonianze troppo discordanti con le esperienze ripercorse, il mio coma ha avuto come esperienza ai confini della morte un racconto in accordo con ciò che è stata effettivamente la mia vita, per quanto naturalmente pensieri o riflessioni possono variare nel tempo, la considerazione di alcuni eventi o persone, con l’entrata in gioco di nuovi e diversi punti di vista, anche banalmente una maggiore riflessione e una raggiunta maturità per interpretare al meglio le vicende,

Sta di fatto che la mia near death experience si può riassumere così, entrando più nello specifico:

tutta la storia con la mia prima ragazza l’ho ripercorsa per filo e per segno, “tagliando” le peggiori litigate, poi recuperate sia per ricordi che tramite i miei dispositivi; la storia con la seconda ragazza l’ho rivissuta invece in modo più confuso, ero perfettamente consapevole della nostra separazione, non bene delle dinamiche, ricordavo alcuni momenti, in particolare ricordavo il cinema come luogo protagonista delle nostre uscite, ma temporalmente collocavo tutto sul finire dei miei 17 anni, avevo rimosso dunque non tanto i ricordi veri e proprio, ma più che altro la consapevolezza che tutto ciò che c’era stato dopo era avvenuto nella seconda metà del 2018.

Per quanto riguarda una terza ragazza invece, al mio risveglio subito mi son chiesto dove fosse, prima ancora di domandarmi perché fossi in un ospedale e perché non potessi muovermi, inconsciamente lo sapevo forse. Di lei ricordavo bene o male tutto, anche il nostro primo bacio, più che altro era come se sentissi ancora i suoi denti contro i miei, perché era stato un bacio scadente a livello tecnico, ma un bellissimo momento. Non sapevo assolutamente del nostro primo allontanamento e della nostra separazione finale. Sapevo solo di amarla alla follia, non conoscevo la parte conclusiva di questo racconto perché i miei ricordi effettivi prima del risveglio si interrompono a inizio dicembre 2018, lei era sull’autobus, noi eravamo sull’autobus. Lei diceva canticchiando “le cuffiette”, poi mi sono direttamente risvegliato.

Finisce lì questa esperienza ai confini della morte, perché io volevo tornare da lei, volevo tornare a vivere quel momento, era quella la mia vita. Avevo rimosso i litigi sia con lei che con le altre perché quella non era la mia vita, l’avevo uccisa quella parte di me, volevo solo ritornare dalla mia piccola Ari. Non l’ho mai idealizzata, non ho mai visto in lei qualcosa di “più grande”, lei ERA qualcosa di più grande. Non per sua volontà e forse per puro caso, le tradizioni cristiane della mia famiglia mi portano a pensare non tanto che fosse per me una sorta di angelo, ma che potesse in un certo senso aver contenuto almeno in quella esperienza pre-morte il “ruolo” della Madonna, sì. Proprio di Maria. Dio mi ha dato il dono della scrittura, mi ha reso una persona molto introspettiva, probabilmente anche per questo, per parlare della mia esperienza pre morte, che è più un’esperienza pre vita. Perché mi ha dato la forza di potermi fermare, di poter tornare indietro, avrei potuto continuare a ripercorrere la mia vita e ad arrivare all’inevitabile giorno della mia morte, quel brutto 24 Gennaio 2019. Non lo avrei mai saputo di esser sopravvissuto per del tempo, o quanto meno la mia mente non lo avrebbe saputo in maniera lucida, per me sarebbe finito tutto quel giorno, a prescindere. Invece no, ho deciso di fermarmi a quel giorno, di tornare da Arianna, di tornare PER Arianna, perché aveva bisogno di me, lei era tutto per me, quindi in un certo senso sono tornato perché sentivo che tutti avessero bisogno di me, il mondo intero, cioè il mio mondo. Dio quindi mi ha dato la forza per poter scegliere dove fermarmi, a che punto del racconto.

Tutto questo può avere anche la sua base scientifica o forse meglio psicologica, la depressione ha provocato in me un problema che è poi la base di tutti i miei problemi anche attuali, non tanto l’ansia anticipatoria o una vera e propria mania di controllo, ma un possibile mix diciamo che si traduce in un flusso di pensieri continuo e ingarbugliato, ciò ha causato dei sovraccarichi, che si sono trasformati prima in un episodio dissociativo di personalità e poi in una dissociazione vera e propria durata anche più giorni con conseguente suicidio. Ma il primo episodio dissociativo è stato forse il vero inizio che ha cambiato tutto quanto, perché da lì potrebbe essere nata l’insicurezza o l’ansia che in ogni caso tutto si sarebbe concluso con il mio suicidio, come effettivamente è successo. Presumibilmente in qualche modo la mia mente e il mio spirito hanno cercato un meccanismo di difesa, Demetra pensavo, sbagliando, perché sì la relazione vera è iniziata dopo l’episodio, ma di fatto era una persona che già conoscevo e con cui già mi frequentavo, quindi non è stata lei la mia difesa, ma è stata bensì Arianna, conosciuta davvero dopo l’episodio e i primi veri pensieri e consapevolezza di morte. Passati mesi poi la storia si è ripetuta, di nuovo Serena, con il nostro “patto di sangue” di non rivederci mai più per il bene di tutti, di nuovo Demetra perché già la sentivo e già stavo per tornarci indietro e ancora una volta Arianna che torna nella mia vita, come una fenice che accorre nel momento di estremo bisogno. Quindi per usare termini fantasy Arianna è questa fenice, venuta per salvarmi la vita, come ho di fatto spiegato nella prima parte del racconto. Ha dunque un ruolo quasi angelico.

Con lei i problemi dopo il mio ricovero sono nati per un semplice motivo: la vita che io stavo vivendo era probabilmente la vita che ho vissuto nel coma, la vita che ha vissuto Arianna era quella che possiamo definire la “vita vera”, per questo le incomprensioni, per questo l’impossibilità di proseguire i nostri percorsi insieme, semplicemente perché dopo quanto successo il nostro viaggio è continuato su binari diversi.

Lo so perfettamente quindi che la vita che ho vissuto e che sto continuando a vivere è solo frutto di un qualcosa che è accaduto nella mia mente, vuol dire forse che non è reale?

Quindi sì, Arianna è frutto delle mie scelte, ho scelto io anche inconsapevolmente di farmi salvare da lei, avevo bisogno di lei. Poteva capitare chiunque magari, non lo so, ma in quel momento evidentemente poteva essere solo lei e l’ho scelta io. Ho scelto io di vivere perché ho scelto lei, il mio scudo contro la morte.

Damiano Lollobrigida, Roma

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