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Francesco Cangemi

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La Calabria sostenibile è quella che ha vinto, con Montegiordano, il terzo Festival dell’Economia civile che si è tenuto a Palazzo Vecchio a Firenze. Il Comune dell’Alto Jonio cosentino è diventato, dunque, Ambasciatore dell’Economia civile per il 2021 grazie ai suoi progetti. Estremamente soddisfatto il sindaco di Montegiordano Rocco Introcaso che ha visto premiare i progetti del proprio Comune nella giornata finale e superare quelli di altre sei amministrazioni comunali.
Vale la pena ricordare come il Festival dell’Economia civile sia una «grande, democratica e generativa, mobilitazione di persone, imprese e associazioni per una nuova economia».

Ma cosa ha portato Montegiordano a vincere? Ci hanno pensato tre progetti in particolare. Il primo è “Bandando”, un progetto che riguarda la comunicazione alla popolazione di ciò che il Comune realizza. I volontari del servizio civico, a bordo di biciclette, veicolano le informazioni comunali fra chi non usa i social o non ha sistemi digitali. È un servizio mirato agli over 75 e ai non autosufficienti che vengono così avvertiti delle iniziative e non solo perché grazie a questo servizio possono essere consegnati anche farmaci, acqua e permette di sbrigare per loro altre pratiche necessarie.

Il secondo progetto riguarda la scuola e la sensibilizzazione dei ragazzi alla raccolta differenziata. Ai più giovani viene spiegato come funziona il ciclo sostenibile dei rifiuti e possono usufruire di un orto sociale realizzato a scuola. In più hanno una compostiera che contiene i rifiuti finché questi non diventano concime da poter utilizzare proprio nell’orto che i ragazzi curano personalmente.

Ultimo progetto che ha colpito la giuria del festival è un progetto di economia circolare che riguarda il riciclo dei giornali dove c’è chi riesce a tramutarli in nuovi oggetti.
«Hanno premiato la nostra capacità di portare avanti una economia sostenibile», è il commento soddisfatto del sindaco di Montegiordano Rocco Introcaso.

E’ positivo il bilancio della 78/a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica: soddisfatti all’incontro stampa il presidente della Biennale Roberto Cicutto e il direttore artistico Alberto Barbera.
Ecco i numeri: gli ingressi totali sono stati 153.265 (+63% rispetto al 2020 e -7% sul 2019); le proiezioni totali 769, quelle sold out 369, con una percentuale riempimento sale del 70%

“Il fatto che il cinema non sia stato piegato dalla pandemia anche per la qualità dei risultati è una cosa davvero positiva e questo lo dimostrano i numeri che sono andati molto al di là anche dell’edizione del 2019, ovvero l’ultima prima del Covid. Speriamo che questo trend positivo continui, che si abbandoni finalmente il divano di casa e che ci sia davvero un allargamento dei posti in sala come auspicato dal ministro Dario Franceschini” sottolinea Barbera.

La principale preoccupazione per il festival, comunque, era certamente il Covid: “Avevamo calcolato che con la media del 3 per cento rispetto ai tamponi effettuati avremmo dovuto avere 120 casi positivi, mentre alla fine ne abbiamo riscontrati solo tre, un dato davvero sorprendente”. Cinque film italiani in concorso, spiega Barbera, non è certo “il frutto di un criterio geopolitico, ma della sola qualità ed era giusto non escluderli.
Se i festival hanno ancora una funzione, forse anche di più di prima, è valorizzare i prodotti di alta gamma, muovendosi in quest’oceano di prodotti indistinti”.

Nei giorni della Milano Design Week, dal 4 al 12 settembre, sono state 57mila le persone che hanno visitato la Triennale di Milano, l’hub in città del supersalone, cioè dell’edizione speciale del Salone del Mobile che si è appena conclusa. “Una straordinaria presenza di pubblico, sia italiano sia internazionale” l’ha definita Stefano Boeri, presidente di Triennale e anche curatore del supersalone.

“Triennale conferma così il suo ruolo centrale nel sistema del design” ha spiegato, un ruolo ulteriormente “rafforzato dalla sinergica collaborazione sviluppata con il Salone del Mobile.Milano e confluita nella mostra il Salone / la Città curata da Mario Piazza”. “La possibilità di ripercorrere la storia del design italiano attraverso il nostro Museo e di confrontarsi con la grandezza di Maestri quali Mari, Magistretti e Mollino – ha aggiunto – è stata un momento unico, che il pubblico ha ampiamente apprezzato”. Oltre al Museo del Design Italiano, il pubblico ha potuto visitare 6 mostre: il Salone / la Città (realizzata in collaborazione con il Salone del Mobile.Milano e prorogata al 19 settembre), Carlo Mollino.

Allusioni Iperformali (fino al 7 novembre), Fittile (in collaborazione con Fondazione Cologni, fino al 31 ottobre); oltre alla collettiva Les Citoyens, in partenariato con la Fondation Cartier di Parigi, e alle due retrospettive dedicate a Enzo Mari e a Vico Magistretti, che chiudono oggi. Alle mostre si sono aggiunti anche gli appuntamenti di Triennale Estate, che tutti i giorni hanno riempito il Giardino dell’istituzione, e la performance – sold out – del coreografo francese Boris Charmatz 20 danzatori per il XX secolo e oltre – proposta da Triennale insieme a Fondation Cartier nell’ambito delle Soirées Nomades per la mostra Les Citoyens lo scorso 10 settembre negli spazi del Palazzo dell’Arte.

“Abbiamo avuto stima e riconoscimento del lavoro fatto in questi 16 anni da ogni parte d’Italia. Moltissimi gli intellettuali, economisti, autori, ma anche moltissime le persone comuni che hanno partecipato all’evento.

E poi abbiamo avuto molte proposte concrete interessanti di riallocare il Festival dell’Economia in altre città, alcune molto interessanti, con impegni concreti da parte di amministrazioni locali a supportarlo. Nei prossimi giorni faremo una serie di incontri con queste diverse realtà che si sono fatte avanti e vedremo come continuare questa esperienza che ha tutte le caratteristiche per andare avanti”. A dirlo è l’editore Giuseppe Laterza, dopo che la Provincia di Trento, su proposta del presidente Maurizio Fugatti, ha deciso di avviare un confronto con il Sole 24 Ore per l’organizzazione dell’evento.
“La cosa che francamente ci ha lasciato allibiti – sottolinea Laterza, che finora ha organizzato il festival con la direzione di Tito Boeri – è che la Provincia di Trento, per motivi che appaiono a questo punto evidenti, di tipo politico, abbia sospeso un’esperienza che è andata avanti con tale successo negli anni. Ci dispiace molto, perché ci sembrava ci potesse essere un confronto con un’amministrazione pragmatica, attenta alla ricaduta anche economica che il Festival ha avuto sul territorio, testimoniata anche da inchieste dell’Università. Il Festival, oltre alla pubblicità, ha dato al Trentino una ricaduta economica fortissima che la città ha riconosciuto. E’ stata fatta una scelta molto miope, per poter avere una manifestazione più schierata, di parte, con un orientamento ideologico affine alla Lega, mentre noi abbiamo sempre fatto una manifestazione indipendente da tutti i partiti, coerente con il profilo della casa editrice e anche di Boeri che ha sempre avuto le sue idee, ma non è mai stato al traino di nessun partito”.
Ora “ci sono più di venti città di tutti i tipi, piccole, medie, grandi dimensioni, del Sud, del Centro, del Nord” che si sono fatte avanti “con manifestazioni molto concrete, molto al di là di quello che potessi immaginare”, aggiunge Laterza.
A suo giudizio, “quello che tutti hanno capito è che il Festival dell’Economia è stato e rimarrà una grande manifestazione, la prima in Italia e nel mondo, di questo tipo.
Il primo festival di economia pensato, creato e progettato Laterza, logo compreso. Nessuno ci credeva, anzi molti all’inizio ci hanno sconsigliato, convinti che l’economia non attirasse pubblico. Dopo il nostro successo abbiamo avuto manifestazioni analoghe in Francia e in Spagna”. Laterza non esita a definire l’amministrazione provinciale “ingrata: mentre i trentini ci hanno gratificati in questi anni con la loro attenzione e partecipazione, la politica ha ritenuto che si dovesse chiudere questa esperienza. Poi cosa sarà dopo, non lo so: non potrà essere il Festival dell’Economia, che è una cosa creata da Laterza e da Boeri e che andrà avanti come tale altrove”.
Con le città che si sono fatte avanti l’editore avvierà un confronto: “Una delle cose che ho pensato fin dall’inizio, in base all’esperienza di Mantova, di Modena, è che un festival deve legarsi fortemente al territorio in cui avviene, all’identità della città. Questo per noi è fondamentale. A seconda della sintonia che stabiliremo, individueremo una città che abbia maggiori affinità con il progetto”

Tradizione e novità: è stato questo il concerto omaggio alla città che la Filarmonica della Scala ha tenuto in piazza Duomo a Milano. Tradizione perché si tratta della nona edizione dell’esibizione, che in epoca pre covid ha sempre attirato decine di migliaia di persone, e da due anni viene offerta a 2.500 spettatori che hanno gratuitamente prenotato i posti a sedere disponibili.

Novità perché l’accesso era consentito per la prima volta solo a chi era dotato di Green pass e soprattutto perché, sempre grazie al fatto che hanno il green pass, i musicisti della Filarmonica sono tornati per la prima volta da tanto tempo a sedersi vicini.

Non più distanziati con un leggio a testa ma come avveniva prima della pandemia di Covid. Un passo in più quindi verso la normalità. “Finalmente” ha commentato il direttore artistico Etienne Reymond per cui sarebbe “bello se in Italia si facesse come in Svizzera” premettendo la capienza piena dei teatri con l’obbligo di green pass e mascherina.Da lui anche l’invito al pubblico a “non dimenticarsi di tornare ai concerti dopo un anno e mezzo”. Non si sono dimenticati i 2500 spettatori seduti presenti in piazza Duomo e nemmeno i turisti, passanti e appassionati che si sono comunque fermati in piedi oltre le transenne (circa tremila secondo gli organizzatori) per ascoltare il concerto trasmesso anche in diretta da Rai Cultura su Rai5 e Rai play, da Arte in Europa e visibile anche in diversi altri Paesi dal Giappone alla Cina. Forse anche per questo il programma dello spettacolo è stato anche un omaggio all’Italia. Diretto da Riccardo Chailly, che è direttore principale della Filarmonica, era composto da tributi di grandi compositori al nostro Paese.

L’inizio è stato con l’Italiana di Felix Mendelssohn, seguito dal Capriccio italiano di Cajkovskij e e la suite di Romeo e Giulietta di Prokofev. Immancabile e molto applaudito il bis, il Waltz dalla jazz suite di Sostakovic. “Milano riparte è cambieranno molte cose ma – ha assicurato il sindaco Giuseppe Sala – alcune ci accompagneranno sempre come la cultura”.

In occasione dell’anniversario della Battaglia di Canne, lunedì 2 agosto il personale di Poste Italiane Filatelia aprirà uno sportello temporaneo dalle 17 alle 20 nei giardini della stazione di Canne della Battaglia, per l’annullo filatelico con relativa cartolina celebrativa. L’iniziativa, promossa dall’Archeoclub d’Italia Canne della Battaglia Barletta Aps, punta a valorizzare i luoghi della cultura e della storia, come preludio alle celebrazioni del 50° anniversario di fondazione dell’Archeoclub d’Italia (1971-2021) in programma in ottobre, in collaborazione con il Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia Odv quale comodatario dell’impianto per conto di Rete Ferroviaria Italiana.

La stazioncina, sulla linea ferroviaria Barletta-Spinazzola, dà accesso al sito archeologico che ricorda la vittoria di Annibale sui romani il 2 agosto del 216 avanti Cristo. Quest’anno ricorre il 2237° anniversario della storica battaglia.

Più di 5 milioni di euro raccolti a sostegno dell’Unicef per fornire assistenza e protezione ai bambini più vulnerabili del mondo nell’evento benefico organizzato da LuisaViaRoma di Firenze a Capri (Napoli), alla Certosa di San Giacomo, ieri sera. I fondi sono stati raccolti con un’asta e tra i lotti battuti ci sono stati l’auto da corsa Cooper Formula Junior del 1961 di Steve McQueen; opere di Andy Warhol, Alex Israel e Richard Orlinski; un taccuino con gli schizzi di Pablo Picasso e il pianoforte Yamaha con cui si è esibito John Legend durante l’evento.

“Un anno fa, al Gala del 2020, eravamo nel bel mezzo della pandemia e il nostro obiettivo era proteggere tutti i bambini dagli effetti del Covid – dice Paolo Rozera, direttore generale Unicef Italia – Abbiamo alle spalle un anno di duro lavoro per mantenere quella promessa, un anno che ha visto l’Unicef più impegnato che mai nell’affrontare l’emergenza attraverso il progetto Covax, che mira a distribuire 2 miliardi di dosi di vaccini nei paesi a basso e medio reddito”.

Si tratta della quarta edizione dell’evento benefico, che dopo cocktail e cena prosegue con un’asta dal vivo condotta da Harry Dalmeny della rinomata casa d’aste Sotheby’s. Vi partecipano celebrità internazionali, filantropi e ospiti di fama mondiale. Ieri, per la prima volta si sono esibiti insieme Katy Perry e John Legend, protagonisti di un duetto live sulle note di Moon River. Prima di loro sul palco è salita Madame, giovane rivelazione della musica italiana

Per tre giorni la Repubblica di San Marino si veste di Gentilezza. Dal 6 all’8 agosto il San Marino Festival Gentile anima i luoghi più significativi del centro storico per una kermesse diffusa tra la Cava dei balestrieri, il giardino dell’antico Monastero di Santa Chiara, il Teatro Titano, la Galleria della Cassa di Risparmio, il Cantone della funivia, la Piazzetta del Titano e il Giardino dei Liburni, con proposte tutte gratuite dedicate a declinare il valore della Gentilezza in incontri con ospiti internazionali, appuntamenti d’arte e spettacolo e momenti esperienziali rivolti a tutte le età.

Le tematiche abbracciate dalla manifestazione vanno a toccare vari settori della cultura e del sociale, affrontando temi vari, dalla politica all’economia, dall’ambiente al mondo animale, dalla scienza all’alimentazione, dalla filosofia alla comunicazione, dalla moda all’educazione, dall’impresa alla giustizia, dalla salute alla spiritualità, dall’arte allo spettacolo.
San Marino Festival Gentile, alla sua prima edizione, porta il sottotitolo ‘Change! Costruire il cambiamento’ a sottolineare come la gentilezza e i valori ad essa collegati, quali felicità, ottimismo, perdono, gratitudine, empatia, inclusione, per citarne solo alcuni, siano reali motori di cambiamento capaci di generare un significativo impatto sociale, a partire da comprovate evidenze scientifiche. Tra gli ospiti, guidati dal direttore scientifico del Festival Daniel Lumera e da Rosita Celentano, madrina della manifestazione, Immaculata De Vivo, in collegamento da Boston, oò neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, l’economista Giovanna Melandri, il medico Franco Berrino, il giornalista e scrittore Gian Antonio Stella, il cantautore e artista visivo Tricarico, il biologo e compositore a 432Hz Emiliano Toso, la ballerina solista del Teatro alla Scala Beatrice Carbone, il funambolo Andrea Loreni, lo storyteller Mick Odelli.

Una preziosa tela del ‘700, appartenuta a Maria Callas, è stata esposta all’Arena di Verona, in occasione della recita di Turandot. Si tratta di una raffigurazione della Sacra Famiglia, dipinta dall’artista veronese Giambettino Cignaroli, che l’imprenditore Giambattista Meneghini, poi marito della celebre cantante lirica, regalò a Maria Callas l’1 agosto 1947, alla vigilia del debutto in Arena del soprano greco, il 2 agosto di quell’anno, con La Gioconda di Ponchielli.

A distanza di 74 anni, grazie alla Fondazione Paolo e Carolina Zani, l’opera è stata restituita per una sera al luogo originario, l’anfiteatro areniano, il più grande teatro all’aperto del mondo. “Maria Callas non ha mai dimenticato l’Arena e Verona, teatro dove è tornata anche da stella affermata e città dove ha vissuto e lasciato il segno, ma soprattutto l’Arena di Verona non ha mai dimenticato Maria Callas” ha detto Cecilia Gasdia, Sovrintendente della Fondazione Arena. “Quella piccola tela – ha aggiunto – è sempre stata una sorta di talismano di Maria Callas che non se ne separò mai, la portò con sé nei camerini dei più grandi teatri di tutto il mond”. La Sacra Famiglia è stata esposta per tutti i visitatori, a ingresso libero, immediatamente dopo l’inaugurazione, quindi fino alla fine della rappresentazione per gli spettatori di Turandot. L’opera, di proprietà di Ilario Tamassia e Marco Galletti, è stata concessa in prestito alla Casa Museo della Fondazione Paolo e Carolina Zani per l’arte e la cultura.

Potere, passione e un omicidio. Il primo trailer per ‘House of Gucci’ il film di Ridley Scott con Lady Gaga nel ruolo di Patrizia Reggiani in sala dal 24 novembre, svela parte degli intrecci che portano all’assassinio di Maurizio Gucci, imprenditore e presidente della casa di moda Gucci. La moglie Patrizia Reggiani ha scontato 18 anni in carcere per essere stata la mandante.

Pellicce, gioielli, abiti firmati e abbigliamento da sci sono presenti in gran parte del trailer. Gaga sembra invece sempre vestita per fare colpo grazie al lavoro della costumista Janty Yates. Alcuni membri del cast sembrano anche irriconoscibili, Jared Leto è stato significativamente invecchiato per assomigliare a Paolo Gucci, ex presidente della casa Gucci mentre Al Pacino ha il ruolo di Aldo Gucci, figlio di Guccio Gucci, fondatore della maison di moda. “Non mi considero una persona particolarmente etica – dice Gaga nel ruolo di Patrizia – ma sono giusta”. Il film, scritto da Roberto Bentivegna, è basato sul libro The House of Gucci: A Sensational Story of Murder, Madness, Glamour, and Greed di Sara Gay Forden.