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Francesco Cangemi

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“Scrivere fiction e romanzi dopo la pandemia sarà da un lato una cosa bella perché l’avremo superata, e dall’altro non lo sarà perché, purtroppo, la avremo dimenticata”. Ne è convinto lo scrittore, autore e conduttore televisivo e sceneggiatore di serie tv Carlo Lucarelli, che oggi è stato ospite di un appuntamento online di Mondofuturo, ciclo di incontri organizzato sui propri canali social da Trieste Science+Fiction Festival.

“Spero davvero che nella scrittura futura rimanga qualcosa del periodo che stiamo vivendo”, ha spiegato Lucarelli. “Non credo, tuttavia, che ciò accadrà – ha aggiunto – perché questo periodo è molto complicato, anche dal punto di vista psicologico, e penso che alla fine sarà molto più facile ‘saltarlo’, andando, anche nella scrittura, direttamente dal 2019 al 2023. Così facendo, però – ha precisato – molte belle cose da raccontare purtroppo andranno perdute”.

Parlando del suo ultimo libro, “L’inverno più nero” (Einaudi), ambientato a Bologna nel 1944 e con protagonista lo “storico” commissario De Luca con le sue incertezze e paure, Lucarelli ha detto di considerare la paura, “una cosa positiva”. “Non solo perché me ne occupo come scrittore e sceneggiatore – ha chiarito -, ma anche perché dal punto di vista umano è una sfida confrontarsi con essa e capire che abbiamo la possibilità di superarla”. A chi gli chiedeva se vi fossero analogie tra la vicenda raccontata nel suo ultimo romanzo e l’attualità, Lucarelli ha risposto citando proprio l’atteggiamento del protagonista.

“Voltandosi dall’altra parte per concentrarsi sulle sue passioni – ha precisato – non si è accorto di alcune cose che all’epoca gli accadevano intorno, salvo poi trovarsi a doverle fronteggiare”. Lo stesso succede a noi oggi, ha evidenziato l’autore. “Anche noi ci voltiamo dall’altra parte, ma sono la stessa Terra, il clima, l’ambiente a dircelo: attenti, che poi vi girate e vi trovate nel pieno di una pandemia, e vi chiedete anche da dove sia venuta”.

Un concerto in presenza, immersi in una foresta, per riavvicinare l’uomo alla natura attraverso la musica del violoncellista Mario Brunello e di Stefano Mancuso, con una differenza rispetto a qualsiasi altro concerto al mondo: l’ accesso si paga in alberi, con il TreeTicket, per lasciare l’ambiente migliore di come è stato trovato. L’esperimento si terrà a Malga Costa in Val di Sella, in Trentino, nella cornice della foresta artistica di Arte Sella, il 29 maggio, con un doppio appuntamento alle 14 e alle 17.

E’- spiegano gli organizzatori – anche il primo evento ‘climate positive’: gli alberi adottati dal pubblico come biglietto di accesso verranno piantati nell’area circostante, colpita nel 2018 dalla tempesta Vaia, per catturare più CO2 di quella emessa dall’evento stesso e per lasciare all’ambiente un ‘tesoretto verde’, un nuovo bosco in grado di restituire nel tempo biodiversità al territorio, di catturare più anidride carbonica e di filtrare meglio l’acqua piovana nella falda.

Brunello e Mancuso saranno protagonisti di un’indagine ‘musical-vegetale’ che prende corpo dall’ultimo movimento della Seconda Partita in re minore per violino solo di Bach. L’opera conta su un’architettura basata sulla variazione che si costruisce pian piano su se stessa, proprio come una pianta e possiede una vita e un respiro analoghi a quelli di un albero.

L’iniziativa è promossa dalla trentina Acqua Levico ‘The climate positive water’ che pianta e si prende cura degli alberi adottati, mentre il primo esperimento di TreeTicket è organizzato da Etifor, spin-off dell’Università di Padova.

L’evento pilota in Val di Sella è anticipato da un test in Sicilia, nella food forest ‘Saja’ a Paternò (Catania), il 18 aprile alle 18 con il concerto “Phonosynthesis” che vede sul palco Roy Paci e Angelo Sicurella. Il concerto durerà in base alla quantità di alberi adottati fino alla fine dell’evento.

Nelle ore in cui il governo progetta la ripartenza del Paese, dopo i mesi di chiusura per la pandemia, un segnale per la ripresa degli eventi culturali arriva da Taobuk Festival. “Con lo sguardo rivolto alle radici europee, vogliamo scommettere sulla rinnovata vitalità delle iniziative culturali e abbiamo confermato le date in presenza di Taobuk, dal 17 al 21 giugno, come sempre a Taormina”, ha spiegato in conferenza stampa la presidente e direttrice artistica Antonella Ferrara.

La Conferenza di Taormina e Messina (18-20 giugno), è incastonata nelle date di Taobuk.
“L’Europa verticistica di Maastricht, che ha umiliato la Grecia, va ripensata – ha sottolineato lo storico Luciano Canfora, del Comitato scientifico di Taobuk – Serve un nuovo patto per l’Europa ed è qui, dall’area mediterranea, che si può ripartire con un progetto inclusivo, trasformando la struttura oppressiva dell’Ue in qualcosa di autenticamente solidale. I cosiddetti parametri di Maastricht sono stati sospesi ed è questo il momento per superare quella iniqua visione”.

“L’Ue è totalmente mancata nella strategia di produzione dei vaccini – ha osservato l’editorialista britannico Bill Emmott, chair della seconda Europe Conference di Taobuk – Averlo solo ordinati, senza organizzarne la produzione come hanno fatto Gran Bretagna e Usa, rallenta la loro produzione e distribuzione in Europa. Ma dagli errori si può imparare per ripartire”.

“La crisi europea è una mancanza di visione: l’Europa deve recuperare le sue radici, le sue ragioni politiche ed economiche”, ha auspicato Francesco Grillo, direttore del think tank ‘Vision e co-chair’ della Conferenza.

La vice direttrice Unesco, l’ex ministra Stefania Giannini, ha ricordato che “i settori dell’educazione e della cultura sono stati drammaticamente colpiti dalla crisi sanitaria. Questa situazione, senza precedenti, offre opportunità di riflessione, ci obbliga al cambiamento”.
La seconda Conferenza di Taormina e Messina, promossa da Taobuk, in collaborazione con il Think Tank Vision e con il supporto dell’Università di Messina, si svolgerà negli spazi dell’ateneo e a Taormina. L’undicesima edizione Taobuk ha il sostegno della Regione Siciliana e con il contributo del Comune di Taormina.

Musicultura, il Festival della Canzone Popolare e d’Autore, ufficializza oggi i nomi dei 16 artisti finalisti della XXXII edizione del concorso.
Sono: Brugnano (Napoli) con Canzoni da mangiare insieme; Elvira Caobelli (Verona) con Grazie a Dio ne sono fuori; Caravaggio (Latina) con Le cose che abbiamo amato davvero; Ciao sono Vale (Bergamo) con Tutto ciò che vuoi; Elasi (Alessandria) con Valanghe; Henna (Sondrio/Milano) con Au revoir; Lorenzo Lepore (Roma) Futuro; Luk (Napoli) con Lune storte; Miglio (Brescia/Bologna) con Pornomania; Mille (Velletri) cpon La radio; Sara Rados (Firenze) con Carapace; Francesca Romana Perrotta (Lecce/Forlì) con Dentro a un bar; Sesto (Trieste) con Sbalzi; Sudestrada (Forlì/Cesena) – Bazar; The Jab (Ivrea) con Giovani favolosi; The Pax Side Of The Moon (Brianza) con Lombardia (dicon tutti che sei mia).

Gli artisti si esibiranno dal vivo in un concerto in anteprima nazionale in diretta su Rai Radio1 e sui canali social del Festival il prossimo 23 aprile, al Teatro Persiani di Recanati.
Dopo il concerto di presentazione del 23 aprile, i brani finalisti entreranno in programmazione a maggio su Radio1, parallelamente saranno sottoposti al vaglio del Comitato Artistico di Garanzia del Festival e del voto del popolo dei social. In otto saliranno sul podio dei vincitori, due artisti eletti dai social e sei scelti dal Comitato di Garanzia.

Musicultura 2021 vivrà il suo apice a giugno, nella settimana tra il 14 e il 19, con le serate finali di spettacolo allo Sferisterio: il pubblico decreterà il vincitore assoluto, al quale andranno i 20.000 euro del Premio Banca Macerata.

“Se aprono gli stadi per il calcio, le stesse regole dovranno valere per i concerti”. Incalzato dalle associazioni di categoria in rivolta, dai discografici della Fimi ai tanti comparti rappresentati dall’Agis, il ministro della Cultura Franceschini alza la voce per lo spettacolo soffocato dalla crisi nerissima che dura ormai da oltre un anno.

Anticipa la sua posizione dopo la lettura dei giornali, la ripete alla Camera sollecitato da Italia Viva al Question Time, la ribadisce agli attori e alle maestranze del Globe Theatre di Roma, da oggi occupato come è stato nelle passate settimane per il Piccolo di Milano e il Mercadante di Napoli. Il tema è sempre quello delle riaperture in vista di maggio e il ministro assicura che farà “tutto il possibile” per aiutare la ripresa del settore, puntando a ripartire in sicurezza e per i prossimi mesi “soprattutto all’aperto”. Così come continuerà a battersi, dice, perché si prosegua con i ristori. Per aiutare chi resta chiuso, ma anche chi riaprirà e dovrà farlo in maniera ridotta. “Non sono la vostra controparte”, ripete agli artisti del teatro che fu del grande Gigi Proietti, “ho il dovere di essere il vostro rappresentante nelle istituzioni”. Gli attori lo ascoltano in silenzio, sembrano apprezzare le sue parole, anche se il breve intervento del ministro, in piedi al centro della grande sala, non viene salutato da applausi. Ma tant’è , l’atmosfera nel teatro shakespiriano di Villa Borghese sembra quella di una assemblea un po’ lunare, con gli attori e le maestranze sedute in circolo, a dovuta distanza gli uni dagli altri, i volti coperti dalle mascherine. In sala c’è pure Ascanio Celestini, che premette di parlare a titolo personale, anche se nelle sue parole si ritrova la disperazione di un intero pezzo d’Italia: “Ci si è occupati dei teatri come delle aziende che inquinano e che non è possibile mettere a norma”, denuncia. “Non si è fatto il lavoro che serviva e quindi ci ritroveremo a riaprire questi spazi con tutti i problemi che c’erano prima più quelli che si sono aggravati nel corso del tempo”.

Parole durissime, che seguono quelle altrettanto vibranti dei promoter della musica e delle associazioni dello spettacolo, arrivate di prima mattina dopo l’annuncio dell’ok da parte del governo ad aprire al pubblico lo Stadio Olimpico di Roma per gli Europei di calcio. “Se è possibile accedere in uno stadio con 16 mila persone per il calcio deve essere possibile anche per un concerto – tuona Enzo Mazza, ceo della Fimi, la federazione delle industrie musicali – il mondo della cultura non può essere trattato in questo modo”. E di ingiusta discriminazione parla anche Carlo Fontana, presidente dell’Agis, l’associazione generale dello spettacolo. Dopo tante giornate di mugugni, di polemiche trattenute, di consigli, raccomandazioni, cortesi richieste, sembra il segno della rivolta di un intero settore ormai a corto pure di pazienza.

Franceschini rassicura: “Le regole sono uguali per tutti, l’ho scritto anche nel documento inviato ieri al Cts”. Ai parlamentari e poi di nuovo davanti agli occupanti del Globe, il ministro ricorda le richieste che ha fatto ai tecnici del comitato con l’obiettivo di riaprire i luoghi della cultura e dello spettacolo con un pubblico “raddoppiato” rispetto alle regole adesso in vigore. Scandisce i numeri limite, “500 al chiuso, 1000 all’aperto”, che dovrebbero consentire un buon passo avanti assieme alla possibilità per le Regioni di organizzare grandi eventi. “Stiamo lavorando per garantire un’apertura massima possibile”, sottolinea. “Sono proposte ragionevoli, viste con le categorie, spero che la risposta del Cts sia positiva”. Ad augurarselo sono in tanti, anche se il mondo delle associazioni, dall’Agis alla Fimi, dalle Fondazioni liriche alle tante sigle del cartello #ricominciamo, continua a chiedere ben di più, “senza numeri fissi” per la capienza delle sale e persino senza più il limite della zona gialla: “C’è un problema di sostenibilità economica – incalza il presidente Agis -l’attività deve chiudere solo nelle regioni rosse”. Non basta neppure la promessa di nuovi ristori. Lo spettacolo allo stremo vuole solo riaprire.

Trionfo per “Nomadland” ai Bafta, i premi del cinema britannico. Il film drammatico di Chloe Zhao, che racconta la storia di una comunità di anziani americani, lasciati ai margini dalla Grande Recessione, che si inventano una nuova vita a bordo di furgoni nel West americano, si è imposto come miglior film e per la miglior regia.

Premiata come migliore attrice anche la protagonista femminile del road-movie, Frances McDormand. Miglior attore Anthony Hopkins, per la sua interpretazione di un vecchio affetto da demenza in “The Father” del regista francese Florian Zeller.

Un nuovo successo dunque per la regista cinese Chloe Zhao, che, dopo aver vinto ieri ai Dga Awards, i prestigiosi premi assegnati dal sindacato dei registi di Hollywood, si candida come favorita per gli Oscar del 25 aprile. Sconfitto l’altro film da per favorito per la vittoria, il britannico “Rocks”.

La cerimonia di premiazione di questa sera, che si è svolta senza pubblico a causa delle restrizioni del coronavirus, è stata trasmessa dalla Royal Albert Hall di Londra. L’edizione di quest’anno ha premiato la diversità, con molti candidati da ogni parte del mondo e un’ampia rappresentanza femminile, dopo le polemiche per il predominio di interpreti bianchi e per l’assenza di registe donne tra le candidate dello scorso anno.

Pinocchio arriva a Hollywood: il 18 aprile il film di Matteo Garrone protagonisti Federico Ielapi e Roberto Benigni aprirà il 16.mo Los Angeles Italia Festival promosso con il MiC e Intesa Sanpaolo, al Chinese Theatre. “Un evento dal forte valore simbolico – sottolinea Marina Cicogna del board dell’Istituto Capri nel mondo – portare questa universale favola italiana magistralmente raccontata da Garrone, nel cinema più celebre, a pochi giorni dalla riapertura e alla vigilia degli Oscar per i quali concorre, ci riempie di orgoglio”.

Tutti a Hollywood sanno chi è Benigni, già entrato nella storia dell’Academy, ora sarà il bravissimo Federico Ielapi a far innamorare gli americani. Così come conquisterà tutti la creatività italiana dei candidati agli Oscar Massimo Cantini Parrini per i costumi e Mark Coulier, Dalia Colli e Francesco Pegoretti, per make up, trucco e acconciature, autentici artisti. E ricordiamo che a Hollywood la magia di Pinocchio è più viva che mai: la Walt Disney Pictures come è noto partirà con la lavorazione dell’annunciato remake in live action con Tom Hanks nella parte di Geppetto.

La cultura italiana sarà protagonista a Los Angeles non solo con Pinocchio: in programma focus sulle celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri con Pupi Avati, che sta lavorando a un film sul sommo poeta, e Luca Sommi e anche su Caravaggio, con Vittorio Sgarbi e Michele Placido. Il festival organizzato dall’Istituto Capri nel mondo è promosso col patrocinio del Ministero degli Esteri e la partecipazione di Rai Cinema, Rai Com, Rainbow, Minerva Pictures, Iervolino Entertainment, Isaia, Anica, Apa, Consolato Generale d’Italia a L.A., Ice e l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles.

Sono 162 le candidature arrivate per la call internazionale di MittelYoung, la ‘sezione’ del Mittelfest di Cividale del Friuli che dal 24 al 27 giugno metterà in scena la creatività di artisti, compagnie e collettivi sotto i trent’anni in occasione dell’edizione 2021 del festival di teatro, musica e danza dei paesi della Mitteleuropa e dei Balcani, sul tema “Eredi”. Delle 162 domande, ha reso noto il Mittelfest, 102 provengono dall’Italia e le altre 60 da Slovenia, Austria, Croazia, Germania, Repubblica Ceca, Svizzera, Bielorussia, Romania, Austria, Ungheria, Grecia, Polonia, Serbia, Malta, Kosovo, Bosnia Erzegovina, Paesi Bassi, Macedonia del nord, Bulgaria, Lettonia, Albania.

“Sono davvero soddisfatto di questo risultato – ha commentato il direttore artistico del Mittelfest Giacomo Pedini – perché in soli quattro mesi siamo riusciti a realizzare il bando internazionale e a tessere la rete di relazioni con le istituzioni culturali regionali, italiane ed europee, che ci hanno aiutato a diffonderne la notizia, e le candidature, infatti, sono arrivate dalla quasi totalità dei 25 paesi coinvolti”. Il lavoro passerà ora nelle mani della commissione formata da 30 persone tra i 20 e i 30 anni e che provengono dalle realtà regionali che operano nella formazione teatrale, musicale e coreutica. Con il coordinamento della direzione artistica di Mittelfest, saranno selezionati 9 titoli (3 teatro, 3 musica, 3 danza) per formare la programmazione di MittelYoung di fine giugno. In seguito, il medesimo gruppo di curatrici e curatori, di concerto con la direzione artistica, selezionerà, tra i 9 spettacoli programmati a fine giugno, fino a 3 titoli (1 teatro, 1 musica, 1 danza) da ripresentare all’interno di Mittelfest Eredi (27 agosto – 5 settembre).

Una cosa è certa: per Alberto Barbera e Thierry Fremaux, direttori artistici rispettivamente dei Festival di Venezia e Cannes, i festival si fanno con talent, incontri stampa e red carpet. Ma per i festival più piccoli sicuramente “ibrido è bello”, come dimostrano i dati emersi dal recente convegno Afic.

Di fatto il dopo Covid cambierà un po’ tutto. Intanto i numeri. Un festival su tre ritiene che un’edizione online porti ad arricchire la programmazione e/o ad aumentare la visibilità dell’evento, mentre il 62% ha dichiarato di immaginare la prossima edizione in formato ibrido. Il 43% ha sostenuto poi costi imputabili all’edizione online superiori ai 10.000 euro, mentre il 49% ha registrato un incremento degli incassi derivanti dai film rispetto all’anno precedente. Il 75% dei festival sostiene poi di aver subito la soppressione o una riduzione dei finanziamenti privati rispetto all’anno precedente, mentre lo Stato e gli Enti locali hanno dimostrato maggiore sensibilità e attenzione. Tra i vantaggi del ‘festival ibrido’, la possibilità di allargare la platea degli utenti in maniera esponenziale. E senza i costi, spesso proibitivi, del trasferimento delle star con rispettivo staff in loco.

Per quanto riguarda invece il destino delle sale, “questa lunga assenza dalla sala ha aumentato la disabitudine della gente, non creando troppa nostalgia del cinema che arriva nelle nostre case grazie alla tv”, dice Pupi Avati. Dello stesso parere Franco Montini, presidente del Sindacato Critici Cinematografici: “Ci si sta abituando all’assenza della sala e più passa il tempo più questa abitudine si consolida, cosa che fa davvero paura”. Più fiducia invece da parte di Laura Delli Colli, presidente del Sindacato Giornalisti Cinematografici e della Fondazione Cinema per Roma: “Certo ci sarà una selezione nelle sale anche solo per i costi sanitari da sostenere per le bonifiche, ma vivranno sicuramente le multisale, perfette per il pubblico dei blockbuster, e potrebbero essere vincenti le sale di quartiere, quelle dove si va a piedi”. Da Piera Detassis l’augurio della convivenza di piattaforme e sale: “Ma queste ultime dovranno molto essere specializzate”.

Arriveranno anche in Italia le “Settantacinque pagine” di Marcel #Proust, da cui nacque ‘Alla ricerca del tempo perduto”, ritrovate dall’editore Bernard De Fallois. Lo annuncia su Twitter Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale e generale de La nave di Teseo, che si è aggiudicata la pubblicazione.

“Stiamo costruendo una nicchia proustiana, di cui sono molto fiera, nello spirito di De Fallois” dice la Sgarbi. Scritte quando il grande scrittore aveva 38 anni, le “Settantacinque pagine” evocheranno ai tanti appassionati di Proust gli inizi de ‘La Strada di Swann’, ma anche alcuni personaggi di ‘All’ombra delle fanciulle in fiore’ o ‘La fuggitiva’ (o Albertine scomparsa), per quanto riguarda Venezia.