Era il 10 dicembre del 1934 quando un siciliano di Girgenti, Luigi Pirandello, ricevette il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione “Per lo schietto e geniale rinnovamento nell’arte scenica e drammatica”. Morirà esattamente due anni dopo nel 1936. Sono trascorsi 86 anni dal premio e 84 dalla morte e nel frattempo in Italia c’è stata una guerra mondiale, è stata introdotta la Repubblica Parlamentare, le donne hanno acquisito il diritto di voto, si sono avvicendati numerosi governi e scrittori, ma bisognerà attendere il 1997 per un altro nobel in campo teatrale al giullare Dario Fo, per la sua tradizione teatrale non istituzionale. Stabilire un parallelo tra i due è decisamente fuorviante, perché pur simili nel campo di azione, i due drammaturghi non potrebbero essere allo stesso tempo più distanti.

L’articolo del New York Times

Il premio a Pirandello segnò, di fatto, una rottura insanabile con il passato, che gli valse il riconoscimento anche a Stoccolma. In un articolo del 9 novembre il New York Times lo definisce playwright, “drammaturgo” non romanziere o genericamente scrittore, ma specificatamente autore di opere teatrali. Il passo in avanti che gli garantì il più prestigioso premio mondiale, fu la famosa rottura della quarta parete “In sei personaggi in cerca di autore” che il suddetto articolo cita, non a caso, come terza opera della sua vasta produzione teatrale, dopo l’Enrico IV e Cosi è (se vi pare).

Il dramma dell’uomo che va in scena da migliaia di anni

Tutte opere mosse da un viscerale bisogno di sradicare qualsiasi convinzione precostituita fino a eleggere il dubbio come la sola verità possibile. Anticonformismo e innovazione le parole d’ordine che guidarono la radicale messa in discussione del monolitico uomo unitario dannunziano. In un’epoca, come la nostra, in un anno che definire difficile, appare riduttivo, dove le nostre certezze sono state disintegrate a una a una forse il messaggio di Luigi Pirandello appare più attuale che mai. In una battuta di “Sei personaggi in cerca di autore” sta racchiuso il senso del relativismo delle nostre esistenze, segnato da solitudine e incomprensione “Come possiamo intenderci se nelle parole ch’io dico, metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e il valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro?” E tuttavia, oggi più di ieri, non dovremmo mai dimenticare l’insegnamento di conservare per la vita un amore e un rispetto, che ricorda lo stesso Pirandello nella sua dichiarazione al banchetto per il conferimento del premio Nobel, tali da permettere di affrontare il medesimo dramma dell’uomo che va in scena, a teatro e non, da migliaia di anni, immutato e immutabile.