“…Dopo che avete cancellato Dio, ora volete salvare il pianeta?
Dopo che avete soppresso i figli dell’uomo, ora volete salvare gli animali?
Dopo che avete cancellato i generi, ora volete salvare le specie?
Dopo che avete aiutato gli uomini a morire, volete salvare le foreste?
Dopo che avete divorato gli esseri umani, volete curare gli alberi?
Gli alberi nascono e crescono da soli, gli uomini no!
Noi sbagliamo, siamo fallaci e siamo umani.
Ma il Mondo di Domani sarà senza Crudeliani!”
[Giuramento dell’Androguerriero delle Brigate Umane]

“ …Libera Mater de Immundo Semine…”
Sconosciuta preghiera dei Crudeliani


Non ho idea da quanti giorni stessimo girando tra quelle montagne.
Avevamo appena lavato i vestiti in un limpido fiumiciattolo pieno di sassi e, per la fretta, non avevamo, nemmeno, aspettato che si asciugassero del tutto.
Fortuna che il Sole scottava e c’era caldo.
Il mio cellulare senza ricarica, CWR, si stava, appunto, ricaricando alla luce del Sole.
Dovevo solo fare attenzione a non farlo vedere agli altri.
Un cellulare avrebbe potuto renderci localizzabili.
A quel punto, il resto della banda mi avrebbe potuto accusare di essere………..Uno di loro!
…Ed allora sarei stato costretto a farli tutti fuori……
La notte era trascorsa, relativamente, tranquilla.
I turni di guardia erano stati brevi e senza particolari patemi.
Poi, ormai, dormivo molto poco.
Non mi fidavo delle altre sentinelle.
Non mi fidavo delle persone che stavano camminando con me.
Non mi fidavo di nessuno…..
Chiunque poteva essere un Crudeliano.
Chiunque.
E qualunque persona, per un Crudeliano, non era una persona.
Era solo un H.P.F.
Un Human Pollutant Factor.
Un Fattore Inquinante Umano.
Da uccidere, smembrare e mangiare.
Cotto o crudo non importava.
Importante per un Crudeliano era alleggerire il pianeta dalla presenza degli umani.
A parte loro, ovviamente, i quali eliminando i fattori inquinanti e cibandosene, avevano un P.I.R. positivo.
P.I.R. stava per Polluting Impact Rate.
Tasso di Impatto Inquinante.
Era il coefficiente di calcolo dell’impatto ambientale di ogni essere umano sull’ecosistema.
La tua alimentazione, il tuo vestiario, il tuo modo di vivere e di viaggiare: Alla tua esistenza veniva, sostanzialmente, attribuito un punteggio.
Se tale punteggio superava la soglia critica, erano problemi…
La Polizia Ambientale ti prendeva e ti portava nei Campi di Rieducazione.
Forse ne uscivi vivo, forse no.
Ma se ti prendevano i Crudeliani…..Diventavi la loro cena…!
Loro agivano nella massima segretezza, con piccoli rapimenti e sparizioni, era difficile che agissero mediante delle grandi operazioni di rastrellamento come la Polizia Ambientale, in quanto, comunque, la PolVerde li avrebbe fermati.
Anche se, molto probabilmente, anche tra le guardie con il simbolo della Terra, con una grossa quercia incastonata al Polo Nord e due mani che proteggevano il mondo; c’erano dei Mangiateste nascosti.
Per tale ragione, ormai, dormivo molto poco.
Non c’era modo di riconoscere un Crudeliano.
Tra di loro, forse, dovevano avere un segnale di riconoscimento o una qualche parola d’ordine, per non dover finire a mangiarsi l’uno con l’altro.
Io, però, questi segni non li conoscevo, anche perché, l’ipotesi che si ammazzassero e mangiassero, anche tra di loro, non era completamente da escludersi.
Pare, comunque, che prima di iniziare i loro banchetti, i Mangiateste recitassero una loro preghiera in latino, il “ Libera Mater”.
Io, comunque, non la conoscevo, né ero sicuro circa la veridicità di tale credenza.
Per tali ragioni, quindi…… dormivo poco.
Caroline Ramier guidava il gruppo.
Era una dottoressa, credo francese o svizzera.
E, finora, non avevamo incontrato anima viva.
Questo stava a significare che, forse, la dottoressa non ci stava conducendo in qualche trappola.
Però tenevo, lo stesso, gli occhi aperti e stavo sempre sul chi va la.
Anzi, essere riuscito a piazzarmi in fila alla carovana mi faceva stare più tranquillo.
Comunque non ero del tutto tranquillo.
Non lo ero mai.
Non più.
Forse la Ramier era una della Polizia Ambientale e ci stava portando tutti in un Campo di Rieducazione.
Perciò stavo in guardia.
Era cominciato tutto dopo il fallimento della colonizzazione di Marte.
L’essere umano, infatti, non si adattava alla gravità del Pianeta Rosso.
Ed, allora, il tentativo di decongestionare il nostro Pianeta dal sovrappopolamento era, miseramente, fallito.
La Televisione ed Internet parlavano in continuazione di una Terra avvelenata ed inquinata, dove bruciavano foreste e morivano animali.
Le città costruite sul mare, per quanto votate alla massima sostenibilità, erano divenute più dannose dello stesso problema che avrebbero dovuto risolvere; finendo per scaricare i loro rifiuti in mare aperto.
Gli Ecodomes, alti fino al cielo, con le coltivazioni alle pareti e con le immense fattorie a cupola, non stavano raccogliendo molta popolazione, a causa dell’altissimo P.I.R. positivo che necessitava per esservi ammessi.
Le Colonie desertiche stavano funzionando meglio, però, al primo sgarro, finivi in Rieducazione.
A complicare il quadro, poi, ci fu la subitanea trasformazione e recessione della tanto acclamata “Green Economy”, in quella che venne ribattezzata come la “Green Misery”.
La miseria verde, scaturente dalla formale riconversione ambientale dell’economia, la quale, infatti, finì per tradursi in una sostanziale paralisi ed inibizione di buona parte delle attività manifatturiere umane.
Io, in quegli anni, facevo il camionista ed il mondo non mi sembrava tanto diverso da come era sempre stato.
Giravo il Nord Italia, la Francia, la Svizzera e l’Austria.
Prendevo il marmo a Carrara, lo portavo a Sassuolo per farlo lavorare; e lì caricavo i manufatti marmorei per portali all’estero.
Si, in estate, qualche bosco bruciava.
Però su questo pianeta gli alberi, comunque, ricrescono.
Da soli.
Condividevo, ovviamente, la salvaguardia dell’ambiente, però dover arrivare, quasi, a cancellare l’Umanità in nome della Natura; mi sembrava, sinceramente, una gran fregatura.
Cominciarono prima le Organizzazioni Transnazionali.
Erano in contrasto con le Nazioni e con i loro popoli.
Le due più grosse erano i Guardiani della Natura e i Difensori dell’Ambiente.
Tutti i social network del mondo si fusero in una sola entità, una specie di intelligenza artificiale multimediale, il suo nome era: Gaia.
Bisognava educare l’Umanità ad uno stile di vita eco-sostenibile e, siccome, in questo, gli Stati avevano fallito; le Organizzazioni Transazionali decisero di cominciare a decidere, loro, al posto delle Nazioni e per l’Umanità intera.
Nel 2042 eravamo 11 miliardi di individui sulla Terra.
E buona parte di essi, presero ad approvare e supportare le idee di questi profeti ecologisti.
Fino a quando, queste organizzazioni non crearono una loro milizia.
In quel momento, esse, si fusero e diedero vita alla Polizia Ambientale.
Questa armata globale di Eco-Nazisti, agiva in tutto il mondo, con la compiacenza e, talvolta, la connivenza delle autorità statali.
Nessuno si frappose innanzi alla follia di questi scalmanati, tanto più in quanto costoro agivano ammantati dal fine, infinitamente positivo, della preservazione dell’ecosistema.
Poi, però, le cose si complicarono.
Avvenne quando la Polizia Ambientale entrò, con propri membri ed esponenti, nei Parlamenti nazionali; eleggendo politici e presidenti.
Da quel momento, essa, ebbe mano libera anche a livello legislativo e giudiziario.
Le Leggi Ambientali ed i Confinamenti Giudiziari nei Campi di Rieducazione divennero sistematici e continui.
Ma si risolse ben poco.
L’esistenza umana, per quanto votata a disciplinari esistenziali sostenibili, rinnovabili ed eco-compatibili; finisce sempre e comunque per inquinare.
Gas serra, onde elettromagnetiche, consumo del suolo e dell’acqua, alimentazione e stanzialità; tutto è consumo di risorse.
E qualcuno, allora, pensò ad un modo “brillante” di eliminare questo problema.
Non rieducare gli esseri umani, ma più semplicemente…….Mangiarli!!
Da un punto di vista strettamente algebrico, infatti, questo era sicuramente il modo migliore di evitare il consumo di risorse e di eliminare l’inquinamento.
Il consumo di umani limitava, infatti, il consumo di suolo e di acqua ed, al contempo, riduceva l’impatto inquinante complessivo.
Comparvero, così, i Crudeliani.
Il cui regime alimentare erano le persone.
Fu il caos.
La Polizia Ambientale fece poco per contrastare i Mangiateste.
I quali agivano con dei raid veloci e segreti.
Facendo sparire le persone, così, di punto in bianco.
La risposta avvenne poco dopo.
Fu la nascita delle Brigate Umane.
Altrettanto segrete e feroci, esse, si frapposero alla follia dei Crudeliani ed allo strapotere della Polizia Ambientale; difendendo l’Umanità.
Però agendo, sostanzialmente, con metodiche di guerriglia, di spionaggio e di sabotaggio.
Fu guerra totale.
Non tra le Nazioni, ma dentro di esse.
Nessuno sapeva come fermare il caos.
Nessuno sapeva se il proprio vicino o il proprio amico fossero un Crudeliano, uno della Polverde o un Androguerriero delle Brigate Umane.
La Società crollò.
La Civiltà stessa scomparve.
Ognuno si trovò isolato nella propria nazione, nella propria città e, talvolta, nella propria casa.
L’unica soluzione era fuggire via…..dall’Umanità.
Allontanarsi dal mondo civilizzato.
Eravamo nel Giugno del 49, credo.
Ormai erano due anni che vivevo nei boschi.
Io sono di Merano.
Il marito di mia sorella Tonia Minari, è nella Polizia Ambientale.
Lei ed i miei anziani genitori, Silvano e Gemma, non li tocca nessuno, perché mio genero, Nevio Androne, ha un posto di rilievo nella PolVerde.
Io, però, sono un camionista, fumo e mangio carne.
Sono sulla lista nera.
Mi venne fatto capire che dovevo darmela.
Che stavano per venirmi a prendere.
Che proteggermi era difficile e controproducente, anche per un ufficiale della Polizia Ambientale.
Ed allora me la diedi.
Dapprima me ne andai a vivere nel camion.
Fino a quando non me lo incendiarono i Crudeliani, durante uno scontro.
Quella notte morirono la mia fidanzata Gabriella e suo cugino Rolando.
Loro erano fuggiti via con me, poco prima di un rastrellamento della PolVerde.
Lasciammo cinque Crudeliani a terra.
Però Gabriella mi manca da morire.
Da allora fui solo.
Di tanto in tanto, scendevo in qualche paesino per comprare qualcosa.
La carta me la ricarica, tuttora, mia madre.
La Polizia Ambientale ha tolto il denaro contante.
Si compra da mangiare solo con le carte di credito.
Quando e quanto decidono loro che devi mangiare, ti forniscono i titoli di credito sulla carta.
Fortuna che i titoli si possono trasferire tra le persone, seppur in modiche quantità, ed allora, di tanto in tanto, posso comprarmi qualche vestito o altre cose necessarie.
Armi e munizioni comprese.
Anche se, per quelle, più che i titoli devo portare carne……
Si! Perché in tutta questa follia ambientalista, dove si mangiano insetti ed esseri umani; la pratica, quasi del tutto vietata, dell’abbattimento animale, ha fatto diventare la carne, principalmente suina, bovina ed equina, più preziosa dell’oro.
Io, talvolta, porto animali morti nei paesi e la gente mi dà le cose.
Nei piccoli paesini di montagna, PolVerde e Mangiateste sono, quasi del tutto, assenti.
Per loro sono un mostro, perché, talvolta, abbatto degli animali per mangiare.
Però, in questi piccoli centri fuori mano, ci sono quelli delle Brigate Umane, imboscati.
Se ti beccano, devi fare quello che dicono loro.
Altrimenti ti danno del Crudeliano e ti fanno secco…
Che tu lo sia o no.
Quelli prima sparano e, poi, fanno le domande.
In questi anni ho vissuto, quasi sempre, da solo.
Soprattutto in un casolare abbandonato, sperduto nei boschi.
Niente energia ovviamente.
A parte i generatori, i fornelli ed i scaldaacqua ad energia solare.
Tra i boschi, poi, una volta, incontrai due ragazze.
Si chiamavano Carmen e Valeria, e credo fossero una coppia a tutti gli effetti.
Mi si attaccarono alle calcagna come due cagnoline.
Le feci venire con me e non perché fossero belle.
Erano armate, attrezzate ed avvedute.
Sapevano il fatto loro.
E sapevano cucinare.
Per il resto, il fatto che fossero donne, mi interessava poco.
Da quando avevo perso Gabriella, quella notte, era come se il mio cuore fosse divenuto di pietra.
Carmen e Valeria se l’erano data, come me.
Dovevano aver superato il P.I.R., anche loro.
Sarebbero state prese, presto, dalla PolVerde.
Perlomeno era quello che credevo….
Quando, poi, un giorno, arrivarono una ventina di persone armate al casolare; seppi che le mie coinquiline appartenevano alle Brigate Umane.
Dovevano assaltare un covo dei Mangiateste.
Ormai li avevo visti in faccia.
O stavo con loro, o finivo sottoterra.
Raggiungemmo il posto.
Era una specie di agriturismo, o spa, o roba simile.
Ma nella stalla c’erano persone.
Anche bambini.
Non lo potevo accettare.
Attaccammo.
Fu una carneficina.
Quei Mangiateste schifosi ci attaccavano anche a mani nude.
Li prendemmo alla sprovvista e prevalemmo.
Liberammo gli ostaggi, e li mettemmo sulla strada di casa.
Seccammo una trentina di Crudeliani, ma solo cinque di noi rimasero in vita.
Tra questi non c’era Carmen.
Era stata frantumata, internamente, dal fascio di un disgregatore ultrasonico.
Non si vede e non si sente nulla, però, se vieni colpito, cadi giù come un sacco di patate.
Un’arma in dotazione solo ai reparti di elite degli eserciti.
I Mangiateste non dovrebbero avere armi simili, perciò sono convinto che essi siano inseriti nei posti che contano, e, forse, manovrati da gente importante della PolVerde.
Valeria ne fu distrutta.
La potevo comprendere.
Fin troppo bene, purtroppo.
Quando me la filai, lei mi chiese di poter fuggire con me.
Accettai.
Raggiungemmo un rifugio in quota.
Lontano da tutto.
Fu un inverno lungo.
Però stavamo caldi ed avevamo tutto.
Avevamo entrambi perso le persone che amavamo.
Questo ci legò.
A primavera scendemmo.
Un inverno lassù, infatti, era abbastanza.
Il prossimo lo avremmo passato altrove.
Incontrammo questa gente.
Semplicemente tornai dalla caccia e vidi Valeria insieme a loro.
Mi preoccupai che fossero delle Brigate Umane, però la mia amica non voleva più avere nulla a che fare con gli Antropartigiani; e, difatti, queste persone non lo erano.
Un po’ di iniziale titubanza, e, poi, prendemmo a camminare tutti insieme.
Caroline Ramier voleva andare in Siberia, e faceva sul serio.
Solo 4 abitanti per chilometro quadrato.
Il posto migliore al mondo per chi vuole fuggire dal mondo.
La dottoressa aveva stilato un percorso ed una tempistica.
Viaggio lontano dai centri abitati, ovviamente.
Fino alla Siberia, attraverso i boschi d’Europa.
Per fine estate saremmo arrivati.
Ci sembrò una scemenza, ma Caroline ci credeva davvero e, alla fine, convinse anche noi.
Belaya Gora, in Yakuzia, sul fiume Indigirka; raggiungibile tutto l’anno.
Lei aveva controllato con le foto satellitari, era tutto intatto e non c’era quasi più nessuno.
Il posto mite e tranquillo dove poter vivere.
Ed allora ci unimmo a loro.
Il mio nome per esteso è Lupo Feroce Minari ed ora me ne voglio andare in Siberia.
Lontano da tutto e da tutti……..
Avevamo superato la Conca di San Candido.
Dapprima superando il Rio Sesto ed i bacini idrografici dell’Adige, dell’Isarco, del Piave e del Tagliamento.
I Passi del Brennero e del Tarvisio potevano essere pericolosi, in quanto controllati.
Perciò puntammo, direttamente, al Passo di Vizze, ad una quota di 2276 m. Il più alto, e forse il meno sorvegliato.
Contavamo di non incontrare nessuno.
Difatti non incontrammo nessuno.
Ci accampammo in quota.
Era fresco ma non faceva freddo.
Accendemmo il fuoco senza timore, d’altronde eravamo lontani da tutto; e, poi, ci presentavamo come una associazione di trekkers.
Avevamo anche la tessera associativa.
La dottoressa aveva pensato a tutto.
La mattina dopo superammo il Passo di Vizze ed iniziammo la discesa.
Eravamo in territorio austriaco.
Caroline teneva sempre la direzione, e faceva sul serio.
La dottoressa, infatti, non ne voleva sapere di farsi localizzare, e per questo non utilizzava dispositivi satellitari; aveva tracciato il percorso con delle carte geografiche, e spesso controllava se ci stessimo tenendo sui sentieri prestabiliti.
Durante la discesa ci rilassammo, ed accelerammo oltre il dovuto.
Non me ne accorsi nemmeno io.
Ero sovrappensiero.
Fin a quando non sentii Valeria, davanti a me, che mi chiamava sottovoce.
In quel momento ci fermammo.
C’era qualcuno.
In retrovia, eravamo una trentina di metri dalla testa del gruppo, non si riusciva a scorgere chi avessimo incontrato.
Presi Valeria e la condussi con me.
Ci inerpicammo tra i cespugli, sulla sinistra, ed aggirammo il punto dove il gruppo aveva incontrato “qualcuno”.
Ci nascondemmo dietro degli alberi, ed assistemmo alla scena.
Erano in cinque.
Tre uomini e due donne.
Dovevano essere comparsi all’improvviso.
Altrimenti Caroline li avrebbe evitati.
Erano giovani, vestiti alla stracciona, con indumenti di plastica riciclata, capelloni, barboni e pieni di orecchini e di piercing.
La dottoressa aveva fiutato qualcosa.
La Ramier teneva la mano sotto la giacca, mentre parlava sorridendo.
Stava toccando il suo fucile.
Anche la dottoressa si stava, certamente, chiedendo cosa ci facessero cinque giovani “freakkettoni” variopinti, nella fitta boscaglia e disarmati.
Caroline sapeva che i tempi che stavamo vivendo rendevano, estremamente, rischioso aggirarsi in posti isolati; soprattutto senza la possibilità di potersi difendere.
Perciò la dottoressa faceva buon viso, mentre cercava di scorgere l’eventuale cattivo gioco.
Mi guardai intorno, cercai di vedere qualcosa tra le fronde.
Venni distratto da un movimento anomalo dei rami degli alberi.
Anomalo perché eravamo in una giornata calda, con assenza di vento, e perché mi era sembrato che quello spostamento d’aria provenisse dall’alto.
Alzai lo sguardo, in quanto temevo di aver capito, e cercai.

Giuseppe Borrelli

 

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