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“L’alba” raccontata da Elie Wiesel

“L’alba” raccontata da Elie Wiesel

“Chiudi gli occhi per vivere
chiudi gli occhi per uccidere”
Manuel Vazquez Montalban

Elisha ha 18 anni ed è un ebreo sopravvissuto ai lager nazisti. Ha perso tutta la sua famiglia e i suoi progetti per il futuro. A Parigi incontra Gad, un terrorista israeliano che lo convince a seguirlo in Palestina per unirsi alla sua causa: fondare lo stato di Israele. Ormai solo al mondo e senza prospettive, aggrappandosi al sogno della terra promessa, il ragazzo accetta.

In appena 85 pagine, Wiesel (edito in Italia da Guanda), ci consegna il racconto di una vittima che diventa assassino: Elisha, infatti, sarà costretto ad uccidere un uomo, John Dawson, come rappresaglia nei confronti dell’esercito inglese che avrebbe giustiziato David Moshe, uno dei capi della resistenza israeliana.

Nella notte che precede l’alba in cui dovrà uccidere il prigioniero inglese, il protagonista viene visitato dai fantasmi dei suoi genitori, del suo maestro, di un caro amico d’infanzia e di se stesso bambino:

“Tu sei la somma di ciò che eravamo. Allora,in un certo senso, giustizieremo noi John Dawson domani all’ alba. Non puoi farlo senza di noi.”

Elie Wiesel
Elie Wiesel

Elisha è l’ebreo che diventa carnefice. Il suo fallimento è quello del suo popolo. Attraverso il ricordo di coloro che hanno contribuito alla sua formazione, il giovane non trova giustificazioni per l’assassinio di un uomo. La guerra però non gli da possibilità di scelta: se risparmi il nemico, gli darai la meglio, se gli dai la meglio, lui vince, tu perdi. Il ragazzo prova vergogna per se stesso, in un uomo non vede che un uomo e non un simbolo da odiare. Eppure non una volta cerca di tirarsi indietro : il suo ideale è altissimo ed è davvero sicuro che la sua lotta sia giusta. Aspettando l’alba, Elisha capisce che uccidendo, contribuirà ad uccidere quello che  stato fino a quel momento.

Nell’impossibilità di salvare il prigioniero e la sua coscienza, sceglie la causa. Dov’era Dio quando il ragazzo era prigioniero nei lager? Non c’era. L’aveva perduto. E adesso che si appresta ad uccidere un innocente?

La notte e l’incontro con John Dawson gli danno la risposta:
(Dio è) “Nell’assenza di odio da parte della vittima verso il carnefice e del carnefice verso la vittima.”
Wiesel ci regala la tragedia ed il trionfo della natura umana che  può trasformare un ragazzo che voleva diventare filosofo in assassino ma ci insegna che anche nella più atroce delle azioni, può albergare un barlume di bene.

Una fievole speranza per chi ancora combatte, uccide e muore fra palestinesi ed israeliani.

Ermanna Serpe

  • Written by Francesco Cangemi