A Materra si racconta la strage nazista


“Materra: la strage nazista del 21 settembre 1943” è il lavoro teatrale, inserito nel progetto “La bella vergogna”, prodotto dalla Fondazione Matera Basilicata 2019, dal Centro Mediterraneo delle Arti in sinergia con l’Università di Basilicata, si terrà il 13 luglio, alle ore 21, presso la Sala Sant’Anna in via Lanera n. 14. Lo spettacolo è frutto di un laboratorio tenuto nel Campus universitario da Ulderico Pesce ed altri professionisti, che ha coinvolto attori e musicisti materani e una parte della comunità di Matera.

Sono state fatte interviste ai discendenti dei materani uccisi dai nazisti, ai discendenti dei protagonisti della rivolta, ai familiari delle persone coinvolte nella sparatoria avvenuta nella oreficeria Caione in via San Biagio, e ai familiari delle persone che nella barberia di Nicola Campanaro, in Piazza Vittorio Veneto, assistettero al ferimento del soldato tedesco di origine austriaca. La ricerca effettuata è confluita in un copione teatrale scritto da Ulderico Pesce che ha diretto lo spettacolo che sarà presentato in prima nazionale presso la Sala Sant’Anna di Matera, il prossimo 13 luglio.

 

matera targa
La targa che ricorda la strage nazista di Matera

“Materra è uno dei tasselli che confluiranno nell’evento “La bella vergogna”, diretto da la Fura dels baus di Barcellona, che sarà presentato il 10, 13 e 14 agosto presso il Banxhurna di San Paolo Albanese, alle pendici nel Monte Pollino. Nelle note di regia Pesce scrive: “La memoria è la chiave del futuro. Matera ha una grande memoria. Ha molte chiavi per aprire il futuro. Tra queste c’è la prima rivolta italiana contro i nazisti quando, il 21 settembre del 1943, riuscirono a cacciare i nazisti invasori. Le scintille della rivolta scoppiarono nell’oreficeria Caione in via San Biagio e nella barberia Campanaro in Piazza Vittorio Veneto.

A proposito di memoria, di porte e di chiavi, dobbiamo impegnarci affinché questi due luoghi diventino due importanti simboli della “lotta italiana” contro il nazismo. Vedere che in questi luoghi oggi ci sono un bar e un locale di “macchinette” che vendono i “cavatappi alla amatriciana” in busta e “la pasta al pesto”, è un po’ triste. Questi luoghi sono, con altri, i più alti simboli della nostra terra. Dovrebbero essere “case della memoria”. Questo nostro lavoro vuole dare un piccolo contributo alla costruzione di un percorso da compiere.”.

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