Viaggio nella storia

Santa Maria d’Anglona

Quando si torna da un viaggio breve o lungo che sia si torna trasformati, questa è la considerazione che si fa quando si è stati in un luogo fino ad allora sconosciuto. Ed è la sensazione con cui si torna dopo una giornata nella Basilicata sud orientale, precisamente nel Comune di Tursi in provincia di Matera. Lasciatosi alle spalle il centro storico di Tursi caratteristico paese dove in alto si trova la Rabattana, quartiere dalle antiche origini arabe, si scende per raggiungere le spiagge di Policoro e Metaponto che si stagliano all’orizzonte. Di colpo le campagne ricoperte di macchia mediterranea lasciano il posto a infiniti calanchi di argilla bianca. Il caldo diventa via via più persistente e il perdurare di questi paesaggi sembra quasi trasportarci in un documentario su luoghi lontani. Di tanto in tanto qualche ciuffetto di erba rompe la monotonia cromatica fino a quando dietro l’ennesima curva un piccolo cartello indica ”Convento di Santa Maria D’Anglona”. Il luogo isolato dove sorge il tempio, dona al monumento un’aria sobria ma al tempo stesso imperiosa. Il santuario di Santa Maria D’Anglona sorge su un colle a 260 metri circa sul livello del mare, a 10 chilometri da Tursi, sulla strada provinciale che da Tursi porta a Policoro. Certamente è tra i più importanti monumenti della Basilicata orientale. L’attuale struttura risale ad un periodo tra l’XI ed il XII secolo e costituisce l’ampliamento di una prima chiesetta, risalente al VII-VIII secolo. Il santuario rappresenta, l’unica testimonianza di un antico insediamento umano che sin dai tempi dei romani e fino al medioevo ha rappresentato un luogo importante sia dal punto di vista religioso che economico. Costruita in travertino e tufo, la chiesa è composta da tre navate divise da un doppio ordine di cinque arcate con pilastri su cui s’impostano archi a sesto acuto sul lato sinistro ed archi a tutto sesto sul lato destro. L’accostamento di mattoni e di blocchi lapidei sulle pareti esterne conferisce alla chiesa un particolare effetto cromatico. E’ risaputo che la chiesa era completamente adorna di bellissimi affreschi che avevano come oggetto il Vecchio ed il Nuovo Testamento. Tuttavia molti degli affreschi originari sono andati perduti sotto le varie mani di calce bianca, attualmente dopo i lavori di restauro è possibile ammirare l’intero ciclo della Genesi, in particolar modo sono ben visibili la “Creazione del Cielo e della Terra, la costruzione dell’Arca, la Torre di Babele, il sacrificio di Isacco, il Giudizio universale”. Ogni anno l’otto settembre, giorno in cui si ricorda la nascita della Vergine, si celebra la festa le cui origini si perdono nel tempo. Il dato certo è che essa si svolge sempre nella stessa data. Alla Vergine venerata vengono attribuiti molti miracoli sia in passato che attualmente, e molti sono i pellegrini che qui si recano durante tutto l’anno per pregare ed implorarla.

Fausta Giuseppina Comite

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