Tradizioni

Il Palio degli Asinelli di Amendolara

Il tempo non è dei migliori quando partiamo da Cosenza per raggiungere Amendolara, ma tanta è la curiosità di assistere al Palio degli Asinelli che decidiamo di partire comunque. Lungo la strada il tempo si fa sempre più bello e quando arriviamo nel centro dell’alto Ionio Cosentino non solo il cielo azzurro ha preso il posto delle nubi minacciose, ma persino la temperatura è diventata gradevole.
Amendolara è come sempre per me un posto suggestivo, ogni volta che arrivo nel centro storico e osservo da qui il mare provo una sensazione di grande libertà, quasi come se volassi con le ali di un gabbiano.
La festa in onore di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, si svolge puntualmente ogni anno organizzata dalla Parrocchia Santa Margherita Vergine e Martire, dal suo parroco e dal Comitato “Festa della Chiesa”. Il Palio degli Asinelli si è ritagliato uno spazio importante nell’ambito dei festeggiamenti e costituisce un forte richiamo per centinaia di visitatori.
In paese, infatti, c’è un grande via vai di gente. Pian piano la folla si accalca nella piazzetta antistante la chiesa e attende l’inizio dell’asta non prima di aver reso omaggio a Sant’Antonio, la cui statua sarà più tardi portata in processione per le vie del paese. Gli asini e i cavalli, protagonisti di questa giornata, sono irrequieti e scalpitano ed i cavalieri hanno il loro da fare per tenerli calmi.
Il fermento aumenta: comincia l’incanto dei prodotti votivi, offerti dai devoti. Galli, salumi, bottiglie di vino, pezze di formaggio vengono battuti all’asta ed aggiudicati al migliore offerente.
Il ritmo si fa sempre più incalzante e tocca il culmine quando si procede all’incanto delle Corone di Arance che fanno bella mostra di sé sul portone della chiesa. La corona più grande, oltre il quintale di peso, viene contesa da gruppi di uomini che fanno a gara a suon di offerte; quella più piccola è riservata alle donne.
L’aggiudicazione delle Corone segna la fine dell’incanto. Queste vengono “indossate” da due cavalieri che, in groppa al proprio asino, incominciano a percorrere le caratteristiche “viuzze” dando così l’avvio alla processione che porterà la statua di Sant’Antonio Abate attraverso tutto il paese.
I rintocchi del mezzogiorno sono trascorsi già da un po’ quando la teoria di gente con il Sant’Antonio in testa fa ritorno alla chiesa. Qui, il parroco benedice gli asini ed i cavalli che nel pomeriggio prenderanno parte al Palio. Gli animali, irrequieti, si muovono e sembrano quasi danzare davanti alla statua di Sant’Antonio in segno di riconoscenza e ringraziamento.
I festeggiamenti ripartono nel primo pomeriggio con la corsa dei cavalli. Dietro le transenne centinaia di persone seguono con attenzione cavalli e cavalieri lungo il percorso che si snoda da Piazza Padre Pio a Piazza Papa Giovanni XXIII e alla fine applaudono con entusiasmo il vincitore della corsa.
Più tardi, all’imbrunire, la festa si sposta nella Piazza Roberta Lanzino dove si svolge il Palio degli Asinelli. Ciascuno degli animali in gara rappresenta un rione o del centro storico o della marina e ogni rione è qui presente con i suoi sostenitori per incitare ed applaudire con veemenza il proprio cavaliere. Il Palio degli Asinelli non è solo una gara, rappresenta qualcosa di più ed è proprio la presenza di questi animali a caratterizzarlo perché ci riporta a tempi lontani, quando rappresentavano un aiuto essenziale per lavorare nei campi e dal loro aiuto dipendeva la sopravvivenza e l’economia delle famiglie.
Durante la processione alcuni anziani mi raccontavano di quanto fosse importante possedere un asino e che era motivo di speranza affidarsi alla benedizione del Santo. Oggi, certo, le macchine e i trattori sono subentrati agli animali, tuttavia momenti come questi, che ci riportano indietro nel tempo, contribuiscono a non farci dimenticare le nostre origini e i sacrifici dei nostri genitori e dei nostri nonni.

Fausta Giuseppina Comite

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