Viaggio nella storia

Il castello di Santa Severina

Ci sono luoghi dove è possibile lasciarsi trasportare nel tempo, dove la memoria ed il ricordo di antichi eventi permeano, saturando l’aria di forti emozioni. In Calabria uno di questi posti è sicuramente il castello di Santa Severina situato sulla vallata del Neto.
Santa Seerina era posta in un sito d’importanza strategica, ai confini occidentali dell’Impero d’Oriente e si ergeva, tra la fine del primo millennio e l’inizio del secondo, a presidio della civiltà bizantina. In questo periodo la città raggiunse mirabili traguardi sia civili che religiosi. Era, infatti, sede vescovile dipendente dal Patriarca di Costantinopoli, ma anche sede di giurisdizione civile nonché caposaldo militare.
Tante sono le testimonianze storico-architettoniche che ne fanno un sito di straordinaria bellezza, ma fra tutte il castello, per la sua maestosità e la sua posizione dominante, è forse la più conosciuta. L’imponente maschio, raggiungibile attraverso un ponte a doppia arcata, è circondato ai quattro angoli da torri circolari.
La sua costruzione ebbe inizio con i Normanni che lo fondarono sul kastron bizantino preesistente, successivamente nel periodo svevo le cortine murarie subirono consistenti modifiche. La muraglia delle merlature costituisce, nel suo insieme, un raro e bellissimo esempio di sovrapposizione di tre grandi epoche delle strutture fortificate.
Al periodo angioino-aragonese appartengono, invece, i quattro torrioni che testimoniano la transizione verso un modello architettonico improntato alla difesa e con l’avvento definitivo delle armi da fuoco, il maniero è segnato dall’adozione di nuovi criteri difensivi quali ad esempio gli enormi fossati aperti a nord e a sud ed il sistema di difese scalari, con più ordini di fuochi sovrapposti, sul lato ovest.
Nei secoli XVII e XVIII non si ebbero grossi interventi e la configurazione del castello rimase pressoché immutata; oramai il suo carattere di fortezza militare aveva lasciato il posto al ruolo di dimora signorile del feudatario.

Antonio Blandi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *