Natura

I laghi di Monticchio

E di colpo, in fondo alla valle, ecco apparire i laghi di Monticchio. Tra i boschi lussureggianti s’intravedono due specchi d’acqua collegati da una sottile striscia di terra: il Lago Piccolo ed il Lago Grande. L’uno con le acque di colore verde intenso copre un’area di circa 10 ettari l’altro di colorazione verde olivastro si estende per circa 40 ettari, entrambi si trovano ad una quota di circa 650 metri sul livello del mare. Queste sono le terre di Federico II di Svevia che amava percorrerle nelle sue memorabili battute di caccia e dove egli promulgò (nella vicina Melfi) le Costituziones, esempio di codice civile nel quale per la prima volta ed in modo avveniristico si diede spazio a tematiche inerenti la tutela dell’ambiente. Sono terre ricche e fertili grazie all’origine vulcanica che conferisce loro il particolare colore scuro dove si coltivano le uve aglianico dalle quali si produce il vino omonimo, famoso ambasciatore della Basilicata nel mondo, vero emblema rappresentativo di queste terre sin dai tempi del grande poeta latino Quinto Orazio Flacco. Il vulcano in questione è il Vulture, oggi inattivo, il cui antico cratere ospita i due laghi di Monticchio come gemme incastonate in un prezioso diadema. Nelle loro acque si specchia una vegetazione rigogliosa costituita per lo più da una faggeta di bassa quota. In questi luoghi trascorre la sua esistenza la Bramea, (Acanto-brahmea Europea o Bramea Europea è il nome della specie) una farfalla notturna molto rara con un’apertura alare di sette centimetri visibile nelle ore crepuscolari nel periodo che va dalla fine dell’inverno all’inizio della primavera. Proprio a tal motivo, per proteggerla e conservare l’habitat integro, nel 1971 la zona è stata dichiarata riserva naturale. La sensazione è quella di trovarsi in un piccolo paradiso naturale. La quiete del luogo è solo temporaneamente interrotta dal vociare di alcuni ragazzi che solcano le acque del Lago Piccolo a bordo di alcuni pedalò, che è possibile affittare da luglio a settembre, poi come d’incanto la vista di un cigno cattura l’attenzione e seguendolo nel suo lento solcare le acque si rientra in un’atmosfera quasi fatata. Il luogo naturale diviene sacro e amplifica la sua bellezza grazie alla presenza della Badia di San Michele, vero gioiello architettonico che si staglia imperioso e accecante con il bianco delle sue pareti a contrasto con il verde degli alberi. Prospiciente le sponde del lago Piccolo, quasi aggrappata ai ripidi pendii del Monte Vulture la Badia è foriera di ricordi e di antiche storie di fede. Sorta intorno ad una delle grotte in cui monaci Basiliani si riunivano in preghiera fu, in seguito, dimora dei monaci benedettini che edificarono l’abbazia per poi abbandonarla intorno al 1456. Successivamente vi s’insediarono i frati cappuccini ai quali si deve l’aspetto attuale dell’abbazia che risulta costituita da un convento a più piani e da una chiesa settecentesca. All’interno di una cripta sono ancora visibili tracce di affreschi che risalgono alla metà del secolo XI. Si narra inoltre che nelle grotte adiacenti la Badia si sia rifugiato il brigante “Crocco” all’anagrafe Carmine Donatelli che combatté contro i piemontesi negli anni successivi all’unità d’Italia e da qui si snodano diversi sentieri lungo i quali incamminarsi sulle tracce dei briganti. La natura è stata veramente generosa con questa terra, infatti solo a pochi chilometri sgorgano le acque di Monticchio, famose per la loro purezza e il gusto frizzante assolutamente naturale oltre che per le loro proprietà terapeutiche. I laghi di Monticchio rappresentano quindi una bella idea per una vacanza di più giorni o anche solo per una gita domenicale, si può contare infatti sulla presenza di spazi attrezzati per picnic all’aria aperta, di aziende agrituristiche, di ristoranti e di alberghi. Una meta alla portata di tutti in grado di far trascorrere momenti da ricordare.

Fausta Giuseppina Comite

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